Per nove anni ha subito violenze, minacce e vessazioni, fino a cadere in uno stato depressivo che l’ha portata a sviluppare istinti autolesionistici e suicidari. Dopo anni di sofferenze, una donna residente nel Nord Salento ha denunciato il suo compagno, ponendo fine a un incubo che aveva segnato profondamente anche i figli minori della coppia.
Il processo d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado, che aveva condannato l’uomo a 4 anni e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti aggravati in famiglia. Il pubblico ministero Maria Vallefuoco aveva richiesto una condanna a 3 anni e mezzo, ma la corte ha deciso per una pena più severa.
Le indagini hanno rivelato come sin dal 2017 la relazione fosse caratterizzata da continue aggressioni fisiche e psicologiche. L’uomo si sarebbe reso responsabile di ripetuti episodi di violenza, anche alla presenza dei figli minorenni, arrivando persino a minacciarli di morte. A causa delle continue tensioni, nel settembre 2022, i bambini furono trasferiti a casa della suocera per proteggerli dall’ambiente familiare ostile.
Dopo il rinvio a giudizio deciso dalla Gup Silvia Saracino, la donna ha testimoniato in aula, ripercorrendo gli anni di terrore e sottomissione. Il verdetto ha stabilito, oltre alla condanna detentiva, anche una provvisionale di 10mila euro destinata alla vittima, ai figli e ai genitori della donna.
Inoltre, l’imputato è stato colpito da una misura interdittiva di 5 anni dai pubblici uffici. Difeso dall’avvocato Giuseppe De Luca, l’uomo potrebbe presentare ricorso in Appello non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza.
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