Lavoro povero in Puglia: oltre metà dei lavoratori guadagna meno di 1000 euro

Disoccupazione, precariato e sottooccupazione femminile alimentano il disagio sociale in una delle regioni più fragili d’Italia

Lo stipendio mensile di 500mila lavortori pugliesi, non supera i 1000€. Questi i dati della Cgil Puglia di Bari.

Uno dei dati più critici riguarda i contratti a termine di lunga durata: la Puglia si colloca al secondo posto a livello nazionale, preceduta solo dalla Basilicata, per numero di lavoratori che risultano impiegati con contratti non stabili da oltre cinque anni. Una condizione che coinvolgeva, nel 2023, quasi una persona su tre con impieghi precari.

Il 2024 ha confermato una bassa intensità lavorativa nella regione, con circa un lavoratore su dieci che non supera i due mesi di impiego, rendendo difficile qualsiasi forma di stabilità economica. A ciò si aggiunge una crescente disoccupazione latente: il 20% della popolazione non lavora e non cerca occupazione, con un picco preoccupante tra le donne, che rappresentano il 28% di questa quota.

L’occupazione femminile continua a soffrire di un forte squilibrio rispetto a quella maschile: mentre il tasso generale di occupazione si attesta al 55,3%, tra gli uomini raggiunge il 70,3%, ma scende al 40,5% tra le donne. Inoltre, una percentuale rilevante della popolazione attiva, soprattutto tra le donne, è coinvolta in lavori part time non scelti volontariamente: in media un lavoratore su dieci è part time involontario, ma la quota sale al 17,2% nel caso delle donne.

In aggiunta a questo quadro, un quarto degli occupati è impiegato in mansioni per le quali non è richiesto il titolo di studio posseduto, segno di un’evidente incongruenza tra formazione e occupazione.

Accanto ai dati occupazionali emergono segnali di forte disagio sociale. Quasi un pugliese su tre vive in famiglie con redditi al di sotto della soglia di rischio povertà, una percentuale che colloca la regione al quarto posto in Italia per incidenza della povertà relativa.

A livello percettivo, uno su dieci dichiara di arrivare a fine mese con grande difficoltà, mentre i giovani laureati continuano ad abbandonare la regione e la nazione.

 

Redazione

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