San Cataldo, nella darsena affari e favori: indagati ex assessore e funzionario

Coinvolti Attilio Monosi e Pasquale Gorgoni: avrebbero favorito un imprenditore per la gestione del porto turistico

guardia di finanza

La gestione della darsena di San Cataldo entra ufficialmente nell’inchiesta giudiziaria che ha portato alla richiesta di 11 misure cautelari. Pur non essendo direttamente coinvolto in questa parte del fascicolo l’assessore regionale Alessandro Delli Noci, emergono invece i nomi di Attilio Monosi, ex assessore al Bilancio del Comune di Lecce, e Pasquale “Lillino” Gorgoni, funzionario del settore Patrimonio di Palazzo Carafa.

Secondo le accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Lecce, i due avrebbero agito per favorire l’imprenditore Alfredo Barone, già emerso in altre parti dell’indagine come figura centrale di un presunto sistema clientelare e di potere. Barone, attraverso la cooperativa Finibus Terrae, ufficialmente intestata a un prestanome, avrebbe ottenuto la gestione del porticciolo turistico della marina leccese.

Dalle carte emergerebbe una rete di pressioni, favori e promesse, in cui Monosi e Gorgoni si sarebbero messi a disposizione per garantire gli interessi economici di Barone. In cambio, Monosi avrebbe ricevuto incarichi professionali da società legate all’imprenditore, mentre a Gorgoni sarebbe stata promessa l’assunzione del figlio nella cooperativa stessa, impiegato presso la darsena.

Il 7 ottobre 2014, Gorgoni avrebbe poi avvisato Barone di un’ispezione imminente, organizzata da vari enti tra cui Spesal dell’Asl, Capitaneria di Porto e Vigili Urbani, permettendogli di mascherare evidenti carenze in materia di sicurezza, così da superare il controllo senza conseguenze.

Infine, nonostante le irregolarità riscontrate nel Documento unico di regolarità contributiva (Durc) della cooperativa, il Comune di Lecce si sarebbe accollato il costo degli stipendi dei dipendenti in servizio nella darsena, per un totale di 16.900 euro versati dalle casse pubbliche. Un’esborso avvenuto, secondo gli inquirenti, proprio in seguito alle sollecitazioni di Barone.

Tutte le accuse, però, restano da dimostrare in sede giudiziaria.

Redazione

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