Due operatori del 118, sono stati aggrediti verbalmente e fisicamente dai familiari di una paziente in codice rosso soccorso a Copertino. L’episodio si è verificato durante un turno di servizio nel pronto soccorso estivo attivato in una marina del Salento.
L’equipaggio, dopo aver ricevuto una chiamata d’emergenza per una donna colpita da un malore, si è recato tempestivamente presso l’abitazione della paziente. Durante le fasi iniziali di soccorso, i due sono stati pesantemente insultati e minacciati dalla figlia della donna e da altre due parenti. Le tre donne, in evidente stato di agitazione, pretendevano l’arrivo immediato del mezzo avanzato con medico e infermiere, il quale è sopraggiunto dopo soli quattro minuti.
Nonostante le continue spiegazioni fornite dai soccorritori, il clima è rimasto teso fino all’arrivo del personale medico, che ha mantenuto la calma e ha iniziato le manovre di stabilizzazione senza rispondere alle provocazioni.
I soccorritori si sono dovuti rifugiare all’interno dell’ambulanza per completare le operazioni in sicurezza. prima di trasportarla d’urgenza all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce.
La situazione ha lasciato profonde ferite nei professionisti coinvolti. I due lavorano da metà giugno con contratti a termine, in scadenza il 15 settembre, e sottolineano la precarietà della loro condizione, aggravata da episodi come quello vissuto.
Il caso di Copertino riaccende il dibattito sulla sicurezza degli operatori del 118 e sulle condizioni in cui sono costretti a operare. La violenza contro chi presta soccorso non è più tollerabile, e i fatti di domenica ne sono una drammatica conferma. A distanza di ore, resta il senso di abbandono e l’assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni.
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