“Soknopaiou Nesos – Il tempio di Sobek e Iside Nepherses”: la mostra in Egitto e la ricostruzione in 3D del tempio

Una monumentale sala dei banchetti rituali è l’ultimo tassello della ricostruzione in 3D del tempio di Sobek e Iside Nepherses che arricchisce la mostra allestita al Museo Egizio del Cairo e organizzata dalla Missione Archeologica dell’Università del Salento –diretta dalla professoressa Paola Davoli – e sotto l’egida di Mohamed Ismail, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e il Museo del Cairo.

La mostra – inaugurata il 29 ottobre scorso – si intitola appunto “Soknopaiou Nesos – Il Tempio di Sobek e Iside Nepherses” e sintetizza oltre vent’anni di scavi (2003–2024) a Soknopaiou Nesos (l’attuale Dime es-Seba, nel Fayyum) condotti da un team dell’ateneo salentino, guidato dalla professoressa Davoli, con un focus sull’area sacra del tempio di Soknopaios, una divinità dalle sembianze di coccodrillo e dalla testa di falco. Il santuario fiorì tra l’epoca tolemaica e quella romana (III secolo a.C. – metà del III secolo d.C.) e probabilmente fu un importante centro religioso già in epoca faraonica. L’esposizione, in particolare, si concentra su due contesti di particolare importanza che riportano l’attenzione su monumenti e oggetti rinvenuti in passato e già presenti nel museo, come il naos, ovvero il mobile in pietra che conteneva la statua del dio, rinvenuto da Ahmed Bey Kamal nel 1914 e ora ricomposto con parti recentemente ritrovate. Anche due pannelli lignei raffiguranti divinità egiziane in stile romano sono stati ricomposti con altre parti già conservate nel museo e rinvenute alla fine dell’800 e con sezioni ritrovate invece nel 2017 in una grande sala per banchetti rituali.

I visitatori della mostra – che resterà aperta fino alla fine dell’anno – potranno scoprire il funzionamento del tempio attraverso una selezione di reperti che illustrano aspetti della religione, dei rituali, delle festività e della vita sacerdotale. E potranno ammirare la ricostruzione della cittadina, del tempio e della sala per i banchetti rituali, recentemente scoperta.

«È stata una bella sfida poter allestire nel museo i materiali da noi portati alla luce e conservati nel Magazzino del Supreme Council of Antiquities del Fayyum. La scoperta di elementi che si ricompongono con altri trovati in passato e conservati nel museo senza una provenienza certa – commenta Davoli – consente di capire i contesti di uso dei monumenti e degli oggetti e permette di ridare vita al tempio e a coloro che partecipavano al culto. La mostra non ha solo un valore scientifico, ma è un modo per rendere noti al pubblico internazionale i risultati di un lungo lavoro sul campo, finanziato per lo più con fondi pubblici e senza il quale la scienza storica non potrebbe avanzare».

Redazione

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