È terminato con un’assoluzione piena il processo a carico di un 48enne, accusato di maltrattamenti contro la compagna. Il giudice del Tribunale di Lecce, Annalisa De Benedictis, ha stabilito che “il fatto non sussiste”, chiudendo così una vicenda giudiziaria iniziata dopo una denuncia per comportamenti violenti e minacciosi da parte dell’uomo nei confronti della partner.
Secondo quanto ricostruito durante il procedimento, la donna aveva raccontato che i problemi sarebbero iniziati già alla fine del 2019, all’avvio della relazione. Le accuse parlavano di vessazioni continue, insulti, percosse e minacce, spesso collegate a episodi in cui l’uomo si trovava in uno stato di alterazione psicofisica dovuto all’abuso di alcolici.
Durante il processo, però, è emerso che i comportamenti denunciati non configuravano un intento costante di umiliazione o di dominio psicologico, elementi essenziali per la sussistenza del reato di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 del Codice penale.
La sentenza ha messo in luce la mancanza di un disegno premeditato o reiterato nella condotta dell’uomo. Il giudice ha riconosciuto la presenza di episodi di aggressività, anche ripetuti, ma questi sono stati ritenuti occasioni isolate, legate all’abuso di alcol, piuttosto che espressioni di una volontà persecutoria continuativa.
L’assoluzione non nega quindi l’esistenza di momenti di tensione all’interno della coppia, ma sottolinea l’assenza di un comportamento sistematico che potesse configurare il reato contestato. Il quadro delineato nel corso dell’istruttoria ha portato alla decisione di non riconoscere l’uomo colpevole, stabilendo che non vi fossero prove sufficienti a supportare l’accusa di maltrattamenti.
Con la decisione del tribunale, il procedimento penale si è concluso senza alcuna condanna, perciò il soggetto, non sarà più sottoposto a ulteriori provvedimenti giudiziari legati a questa vicenda.
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