A Punta Pizzo, nel tratto costiero a sud di Gallipoli, sono scattati controlli da parte dei carabinieri Forestali e della Guardia costiera su alcuni lavori di livellamento e spianamento dell’arenile in corso su una porzione di spiaggia riconducibile a un noto stabilimento balneare. L’area interessata ricade all’interno di un Sito di interesse comunitario (Sic), circostanza che rende particolarmente delicati gli accertamenti in corso.
Il sopralluogo è stato eseguito nella mattinata del 26 marzo e si inserisce nelle attività investigative coordinate dalla Procura di Lecce, avviate dopo la presentazione di alcuni esposti da parte di associazioni ambientaliste. Le segnalazioni riguardano presunte anomalie nelle operazioni effettuate sull’arenile e possibili criticità ambientali legate agli interventi.
Tra gli aspetti finiti sotto osservazione ci sono il presunto ripascimento della spiaggia, la possibile alterazione del sistema dunale a seguito del passaggio di mezzi cingolati e la rimozione della posidonia spiaggiata all’interno della porzione di area demaniale data in concessione. Si tratta di elementi ritenuti centrali per comprendere se le attività svolte siano compatibili con i vincoli ambientali previsti in una zona protetta.
Parallelamente, sono in corso verifiche anche sul fronte amministrativo. Gli inquirenti stanno infatti esaminando le autorizzazioni eventualmente rilasciate dal Comune, per chiarire se i lavori siano stati eseguiti nel pieno rispetto delle procedure previste e con tutti i titoli necessari.
Sulla vicenda è intervenuta anche la politica nazionale. Nella giornata di ieri, il deputato del Movimento 5 Stelle e coordinatore regionale pugliese Leonardo Donno ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e della Protezione civile e Politiche del mare. L’obiettivo dichiarato è quello di fare luce su quanto avvenuto nel Parco naturale regionale Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo, nel territorio di Gallipoli.
L’iniziativa parlamentare prende spunto da quanto riportato da un quotidiano locale e rilanciato sui social da una guida escursionistica ambientale. Secondo tali ricostruzioni, un ingente quantitativo di sabbia sarebbe stato spostato da un tratto di spiaggia libera all’interno di un’area protetta verso una porzione di spiaggia privata in concessione a uno stabilimento balneare. Nella stessa segnalazione si ipotizza anche un possibile impatto sulle dune costiere.
Nel testo dell’interrogazione, Donno ha inoltre richiamato il fatto che lo stabilimento sarebbe di proprietà di una società ritenuta riconducibile al senatore della Lega Roberto Marti, coordinatore regionale del partito in Puglia, e al deputato leghista Salvatore Di Mattina. Su questo aspetto, così come sulle presunte irregolarità ambientali e amministrative, saranno gli approfondimenti della Procura e gli accertamenti degli organi competenti a definire il quadro dei fatti.
Al momento, il sopralluogo rappresenta un primo passaggio operativo di un’indagine che punta a chiarire se gli interventi effettuati sull’arenile siano stati eseguiti nel rispetto delle norme ambientali e paesaggistiche vigenti in un contesto particolarmente sensibile dal punto di vista naturalistico.
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