Ulivi salentini e Xylella: uno studio rivela effetti biochimici del protocollo NuovOlivo

Le foglie trattate mostrano differenze metaboliche significative, aprendo nuove prospettive di convivenza con il batterio

Un nuovo contributo scientifico offre spunti rilevanti nella discussione sulla possibilità di far convivere gli ulivi salentini con il batterio della Xylella fastidiosa. La pubblicazione del 2026 su Plants, curata da Miriana Carla Fazzi, Chiara Roberta Girelli e Francesco Paolo Fanizzi del Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali dell’Università del Salento, ha analizzato il profilo metabolico di ulivi Cellina di Nardò naturalmente infetti e trattati con il protocollo NuovOlivo, confrontandolo con quello di piante non trattate.

I ricercatori hanno impiegato la spettroscopia Nmr, tecnica di risonanza magnetica nucleare, per identificare e confrontare le sostanze chimiche presenti nelle foglie. L’obiettivo era verificare se il trattamento lasciasse un’impronta rilevabile nel metabolismo della pianta, ossia nell’insieme dei processi vitali che ne determinano lo stato fisiologico.

Lo studio, condotto su sette alberi a Montesano Salentino tra il 2023 e il 2024, ha rilevato differenze significative tra foglie trattate e non trattate. In particolare, le piante trattate mostravano livelli più elevati di mannitolo, glucosio e acido chinico, mentre le non trattate presentavano quantità maggiori di malato, oleuropeina e derivati aldeidici. Questi risultati evidenziano una risposta metabolica differente, variabile anche in base alla stagione, tra luglio e ottobre.

Il protocollo NuovOlivo, sottolineano gli autori, non è una soluzione miracolosa: richiede continuità, competenza e cura costante dell’oliveto, includendo potatura, rimozione dei seccumi, gestione del terreno e controllo delle infestanti. L’analisi metabolica rappresenta dunque un ulteriore livello di osservazione, che integra dati visivi come la ripresa vegetativa o la produzione di olive con la comprensione dei processi biochimici interni.

Questa pubblicazione si inserisce in una serie di studi precedenti: nel 2021 Crop Protection aveva già osservato una riduzione dell’indice di malattia e della presenza di Dna di Xylella nelle piante trattate, mentre nel 2024 Agronomy aveva ampliato l’indagine a 32 oliveti, proponendo il concetto di coexistence, ossia convivenza produttiva tra batterio e cultivar sensibili.

Il nuovo lavoro rafforza quindi l’ipotesi che, con trattamenti costanti e corretti, sia possibile gestire ulivi colpiti da Xylella mantenendo produttività e vitalità. Tuttavia, gli autori evidenziano la necessità di ulteriori studi indipendenti e su scala più ampia per confermare i risultati e ottimizzare le strategie di gestione del complesso del disseccamento rapido degli ulivi.

Redazione

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