Nardò, proposta di regolamento per stop a rattoppi e strade dissestate

La minoranza presenta un testo per disciplinare gli scavi sul suolo pubblico: tempi certi, cauzioni e obblighi di ripristino per evitare buche e avvallamenti

Mettere fine ai continui rattoppi stradali e garantire interventi più duraturi dopo gli scavi sul suolo pubblico. È questo l’obiettivo della proposta di regolamento avanzata dai consiglieri comunali di minoranza di Nardò Lorenzo Siciliano, Daniele Piccione e Carlo Falangone, che punta a introdurre norme precise per la manutenzione del manto stradale a seguito di lavori pubblici o privati.

Il provvedimento riguarda tutti gli interventi che comportano la manomissione di strade e aree comunali, dagli allacci alla rete idrica e fognaria fino alla posa di condotte del gas, linee telefoniche, illuminazione pubblica e sottoservizi. L’intento dichiarato è quello di impedire ripristini approssimativi o temporanei che, nel tempo, finiscono per trasformarsi in buche, avvallamenti e dissesti.

Secondo quanto spiegato dai promotori, il regolamento introdurrebbe “regole chiare e precise” per chi opera sul suolo pubblico, stabilendo modalità uniformi di intervento, tempi definiti e controlli più stringenti. La finalità sarebbe quella di tutelare il decoro urbano, migliorare la sicurezza stradale e preservare la qualità degli spazi cittadini.

Tra gli aspetti centrali della proposta figurano gli obblighi documentali per ottenere l’autorizzazione ai lavori. Chi intende effettuare uno scavo dovrebbe presentare una domanda dettagliata con i dati del richiedente, dell’impresa incaricata e del direttore dei lavori, oltre all’indicazione della strada interessata, della tipologia di intervento, delle dimensioni dello scavo e dei tempi previsti per l’esecuzione.

Alla pratica dovrebbero essere allegati anche rilievi fotografici, planimetrie tecniche, eventuali autorizzazioni connesse a vincoli specifici e una copertura assicurativa a tutela dell’amministrazione comunale in caso di danni. L’autorizzazione, secondo il testo, dovrebbe essere richiesta almeno quindici giorni prima dell’avvio dell’intervento. I lavori dovrebbero poi partire entro due mesi dal rilascio del permesso e rispettare il cronoprogramma presentato.

Per garantire l’effettiva esecuzione dei ripristini, la proposta introduce inoltre un sistema di cauzioni economiche. Per le pavimentazioni in asfalto verrebbe previsto un deposito di 100 euro al metro quadrato, con una soglia minima fissata a mille euro. Per basolati, pietre o pavimentazioni autobloccanti, invece, la cauzione sarebbe calcolata sul computo metrico dei lavori, con un minimo di duemila euro.

Uno dei punti principali del regolamento riguarda le modalità di ripristino del manto stradale. Dopo gli scavi, il riempimento dovrebbe essere effettuato con materiali adeguati e correttamente compattati, così da ridurre il rischio di cedimenti successivi. In una prima fase sarebbe previsto un ripristino provvisorio con asfalto, seguito da un intervento definitivo entro sei mesi.

Il rifacimento finale comprenderebbe la fresatura della carreggiata, la posa di un nuovo tappetino d’usura, il raccordo con la pavimentazione esistente e il ripristino della segnaletica stradale eventualmente danneggiata. L’obiettivo è evitare le cosiddette “toppe” isolate, spesso visibili sull’asfalto e soggette a rapido deterioramento.

La proposta stabilisce anche criteri differenti in base alla larghezza delle strade. Nelle carreggiate inferiori ai quattro metri, il nuovo manto dovrebbe coprire l’intera sede stradale interessata dai lavori. Nelle strade più larghe, invece, il rifacimento dovrebbe riguardare almeno la corsia coinvolta o, nei casi di interventi particolarmente invasivi, tutta la carreggiata.

Particolare attenzione viene riservata anche ai centri storici e alle pavimentazioni pregiate. Basoli, pietre e autobloccanti dovrebbero essere rimossi manualmente, accatastati senza creare intralci e riposizionati utilizzando materiali identici in caso di rottura o sostituzione.

Il testo disciplina inoltre le situazioni di urgenza, come guasti improvvisi alle reti dei servizi pubblici. In questi casi gli interventi potrebbero partire immediatamente, previa comunicazione al Comune e alla polizia locale. Il ripristino provvisorio effettuato con asfalto a freddo dovrebbe però essere eliminato entro dieci giorni e sostituito con materiali più stabili e definitivi.

La responsabilità dei lavori resterebbe comunque in capo al titolare dell’autorizzazione anche dopo la conclusione degli interventi, comprese eventuali problematiche future come cedimenti, avvallamenti o situazioni di pericolo create dallo scavo.

In presenza di opere eseguite in modo difforme rispetto alle prescrizioni, il Comune potrebbe imporre il rifacimento dei lavori o ordinare l’eliminazione delle irregolarità entro 48 ore. L’amministrazione avrebbe inoltre la possibilità di incamerare la cauzione o intervenire direttamente con addebito delle spese ai responsabili.

Il regolamento prevede infine sanzioni amministrative comprese tra 25 e 500 euro, che si aggiungerebbero a quelle già previste dal Codice della strada. Nelle intenzioni dei consiglieri proponenti, la nuova disciplina servirebbe soprattutto a spostare l’attenzione sulla prevenzione, riducendo rattoppi improvvisati e costi a carico della collettività.

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