Il suicidio di due detenuti stranieri, di 26 e 35 anni, ha riacceso l’attenzione sulle condizioni della casa circondariale di Borgo San Nicola a Lecce. Secondo la garante dei diritti delle persone private della libertà personale, l’istituto ospita 1.419 detenuti a fronte di 787 posti regolamentari, con un tasso di sovraffollamento del 180%, tra i più elevati d’Italia.
Alla pressione dovuta all’elevato numero di reclusi si aggiunge la carenza di personale della polizia penitenziaria. Gli agenti in servizio sarebbero 578 rispetto a un fabbisogno di 742 unità, una situazione che in alcuni casi costringerebbe due soli operatori a vigilare su 270 detenuti distribuiti in quattro sezioni.
Le difficoltà riguardano anche l’area socioeducativa. Pur con una pianta organica formalmente completa, ogni educatore segue circa 110 detenuti contro una media nazionale di 61, limitando fortemente le attività di ascolto e supporto individuale. Una condizione che colpisce soprattutto i detenuti più giovani e stranieri, spesso privi di riferimenti familiari e alle prese con barriere linguistiche e culturali.
A rendere il quadro ancora più complesso è la carenza di personale sanitario. La difficoltà nel reperire medici per operare in carcere continua a pesare sull’assistenza, con ripercussioni sia sulla salute fisica sia sul benessere psicologico dei detenuti.
“Questi drammatici eventi non possono essere considerati semplici fatalità”, sottolinea la garante, che chiede interventi urgenti per ridurre il sovraffollamento, rafforzare gli organici e garantire condizioni detentive più dignitose.
Seguici su
Aggiungi leccetomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.