Un anno di maltrattamenti e gravi aggressioni all’interno delle mura domestiche, si è concluso con il trasferimento in comunità di un ragazzo di quasi 16 anni. Il provvedimento, firmato dalla giudice del Tribunale per i Minorenni Lucia Rabboni, interrompe una spirale di violenza iniziata nell’estate 2025, quando il giovane fratturò l’avambraccio della madre colpendola con il manico di una scopa.
Secondo le indagini, l’aggressività del minore sarebbe scaturita dal trauma mai elaborato per la morte del padre. La rabbia del ragazzo si è riversata principalmente sulla madre, bersaglio di liti quotidiane nate anche per motivi banali, come il mancato acquisto di prodotti per capelli. Con il passare dei mesi l’interezza del nucleo familiare è rimasta coinvolta: nel settembre 2025 la sorella ha subito la frattura di una mano nel tentativo di difendere la madre, mentre a febbraio 2026 la donna è stata costretta a fuggire in strada poiché inseguita dal figlio armato di martello. L’ultimo episodio risale allo scorso marzo, con percosse alla sorella e il lancio di una pietra contro il fratello minore.
Per mesi le vittime hanno scelto la via del silenzio, giustificando le lesioni al pronto soccorso come conseguenze di cadute accidentali. Solo l’intervento dei Carabinieri a marzo ha spezzato l’omertà protettiva, dando il via a indagini basate su testimonianze familiari giudicate coerenti e speculari. La gip ha infine stabilito che le condotte del giovane non fossero scatti isolati, ma una violenza sistematica e abituale. Il collocamento in comunità, dove il minore è assistito dall’avvocato Giovanni Montagna, è stato ritenuto l’unico strumento per arginare il rischio di recidiva e avviare un indispensabile percorso rieducativo.
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