Il Tribunale di Lecce ha condannato un uomo di 49 anni della provincia a due anni e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti fisici e psicologici contro la moglie. La pena, disposta dal giudice Marcello Rizzo, tiene conto dello sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, le violenze erano iniziate ancora prima delle nozze (celebrate nel 2003) per poi aggravarsi nel tempo, spesso davanti ai quattro figli della coppia, di cui tre minori.
L’escalation più grave è partita dal 2020:
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Isolamento e controllo: La donna veniva insultata, minacciata di morte e privata delle chiavi dell’auto per impedirle di spostarsi.
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Aggressioni fisiche: Tra i vari episodi, l’uomo l’ha colpita al volto con uno smartphone, ferendola al sopracciglio. In diverse occasioni la vittima è finita al pronto soccorso, nascondendo però ai medici la causa delle lesioni.
Il quadro investigativo ha evidenziato due momenti di particolare gravità avvenuti nel 2025:
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Aprile 2025: L’uomo ha costretto con la forza la moglie ad assumere sostanze stupefacenti. L’obiettivo era farla risultare positiva a un eventuale test tossicologico, così da screditarla davanti ai servizi sociali e farle perdere l’idoneità genitoriale.
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17 Maggio 2025: Pochi giorni prima della fine dell’incubo, la donna è stata trascinata per i capelli lungo le scale e colpita alla spalla con un oggetto metallico. Poco dopo, ha trovato un coltello nascosto sotto il cuscino del marito.
A fine maggio 2025, dopo anni di soprusi, la vittima ha trovato il coraggio di raccontare tutto agli agenti del commissariato di Galatina. La denuncia ha fatto scattare le indagini e il successivo decreto di giudizio immediato, firmato dalla giudice Maria Francesca Mariano, che ha portato al processo e alla condanna finale.
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