«Tutto sbagliato, tutto da rifare: l’apparecchio non entrava nella stanza, e si sta lavorando per adeguarla. Le misure del nuovo acceleratore lineare per la Radioterapia del Polo Oncologico dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce non erano state prese correttamente: solo nel momento di installarlo si è scoperto che era troppo grande per il locale realizzato per alloggiarlo. Di conseguenza i lavori, già partiti con enorme ritardo rispetto al cronoprogramma iniziale che prevedeva la consegna entro fine 2025, sono ancora in corso e non si concluderanno prima dell’estate. L’abbiamo scoperto oggi nella nostra ispezione».
A denunciarlo è il consigliere regionale, capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, che punta il dito contro la gestione dell’intervento strutturale necessario a mettere in funzione il nuovo macchinario per la Radioterapia del Polo Oncologico del Vito Fazzi. Per l’esponente di opposizione, l’errore nella progettazione degli spazi ha generato un effetto domino su tempi, organizzazione dei reparti e qualità dell’assistenza.
«Tornando al cronoprogramma, il nuovo apparecchio non entrerà in funzione prima di ottobre prossimo. Intanto, però, operatori sanitari e pazienti sono costretti a subire i disagi del cantiere prolungato, fra polvere e rumori» aggiunge Pagliaro, evidenziando le ricadute quotidiane dei lavori sugli ambienti del reparto e su chi vi accede per cure delicate come la radioterapia.
Nel mirino del consigliere regionale finisce anche la gestione della logistica interna: «C’è – aggiunge – anche il problema, più volte segnalato ma irrisolto, dell’ascensore per i pazienti rotto da tempo. Va ricordato che sono due, i nuovi acceleratori comprati dall’Asl per 7,3 milioni di euro già fra ottobre 2024 e marzo 2025, e destinati all’Oncologico di Lecce. Per poter attivare il secondo nuovo acceleratore, bisogna aspettare che il primo sia pienamente operativo».
Secondo Pagliaro, il ritardo accumulato rischia di compromettere l’efficienza complessiva del servizio: «Tutto è slittato, i lavori per adeguare gli spazi dove installare il secondo nuovo apparecchio non sono neppure cominciati. I macchinari ancora in uso, vecchi e usurati, si rompono sempre più di frequente e non sono più affidabili».
Un quadro che, per il capogruppo di Fratelli d’Italia, ha conseguenze dirette sulla continuità delle terapie: «L’interruzione dei trattamenti è inaccettabile per pazienti tanto fragili e bisognosi di particolari cautele. Non c’è burocrazia e non ci sono piani sanitari che tengano, di fronte al loro diritto alle cure. Solo mettendo in uso i due nuovi macchinari – conclude Pagliaro – si potranno assicurare cicli di radioterapia regolari ai pazienti oncologici».
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