La vicenda giudiziaria legata alla violenta aggressione avvenuta a Casarano si è conclusa in primo grado con una pesante condanna. Il giudice del Tribunale di Lecce, Marcello Rizzo, ha inflitto una pena di 9 anni e 8 mesi di reclusione ad Adelin Stanciu, 26 anni, cittadino di origine romena, ritenuto responsabile di una serie di condotte violente sfociate nell’attacco ai danni di una donna di 54 anni e della figlia trentenne.
La sentenza è stata emessa nell’ambito del rito abbreviato, scelta processuale che ha comportato la riduzione di un terzo della pena. L’imputato è stato difeso dall’avvocato Luigi Pennetta, mentre l’accusa è stata sostenuta dal sostituto procuratore Luigi Mastroniani.
Al centro del procedimento è finita una relazione sentimentale degenerata in una lunga sequenza di comportamenti aggressivi e intimidatori. Secondo quanto emerso dalle indagini, il rapporto tra il giovane e la trentenne era iniziato all’inizio del 2024. Dopo l’avvio della convivenza, la coppia aveva vissuto in diverse località italiane per motivi professionali, fino a trasferirsi a Casarano presso l’abitazione della madre della donna.
Con il passare dei mesi, però, la relazione avrebbe assunto contorni sempre più problematici. Gli inquirenti hanno ricostruito episodi caratterizzati da maltrattamenti, minacce e atteggiamenti di controllo nei confronti della compagna, comprese verifiche ossessive delle sue comunicazioni telefoniche. In alcune circostanze, l’uomo avrebbe inoltre messo in atto gesti autolesionistici con l’obiettivo di intimorire la donna.
La situazione è ulteriormente peggiorata dopo la decisione della trentenne di interrompere il rapporto. Nonostante la fine della relazione, la donna avrebbe persino sostenuto le spese per consentire all’ex compagno di fare ritorno in Romania. Tuttavia, secondo l’accusa, il 26enne avrebbe rinviato la partenza continuando a soggiornare nell’abitazione condivisa con la giovane e la madre.
L’episodio più grave si è verificato il 13 giugno dello scorso anno, quando la tensione accumulata avrebbe raggiunto il culmine. Stando alla ricostruzione processuale, l’uomo avrebbe aggredito la 54enne colpendola alle spalle con un paio di forbici. Successivamente la violenza si sarebbe rivolta contro la figlia, intervenuta nel tentativo di difendere la madre.
Nonostante le ferite riportate, le due donne sarebbero riuscite a sottrarsi all’aggressione. La madre, in particolare, avrebbe trovato rifugio nell’appartamento di un vicino dopo essere fuggita lungo le scale dell’edificio. Anche la figlia sarebbe riuscita a mettersi in salvo grazie all’intervento del residente che aveva aperto loro la porta.
Dopo l’attacco, il giovane avrebbe tentato di allontanarsi passando dal balcone dell’abitazione. Durante la fuga, però, sarebbe precipitato dal terzo piano nel tentativo di raggiungere il livello inferiore dello stabile. La caduta gli provocò diverse fratture che resero necessario il ricovero presso l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Una volta dimesso, fu trasferito nel carcere di Borgo San Nicola.
Nel corso delle indagini la posizione dell’imputato si è aggravata sensibilmente. Oltre all’accusa di maltrattamenti in famiglia, gli investigatori hanno contestato anche il reato di tentato omicidio. La valutazione è stata supportata dagli accertamenti medico-legali che hanno evidenziato la gravità delle lesioni riportate dalla donna di 54 anni, colpita alla testa durante l’aggressione.
Le conclusioni della consulenza specialistica hanno rafforzato l’impianto accusatorio, inducendo la Procura a richiedere e ottenere un ulteriore provvedimento restrittivo nei confronti del 26enne. Elementi che hanno contribuito alla decisione finale del Tribunale, culminata con la condanna pronunciata nelle scorse ore.
La sentenza rappresenta l’ultimo passaggio di una vicenda che ha evidenziato una progressiva escalation di violenza all’interno di un contesto relazionale già caratterizzato da tensioni e comportamenti vessatori, fino all’aggressione che ha portato all’apertura del procedimento penale.
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