Frigole: ipotesi pascolo dietro il rogo, due arresti domiciliari nel Leccese

Secondo il giudice per le indagini preliminari, l'incendio del 19 giugno potrebbe essere stato provocato per ampliare le aree destinate al pascolo.

vigili del fuoco

Potrebbe esserci la volontà di ricavare nuovi spazi per il pascolo dietro l’incendio divampato il 19 giugno in località Frigole Masseria Olmo, nel territorio di Lecce. È l’ipotesi contenuta nell’ordinanza di convalida degli arresti firmata dal gip Marcello Rizzo, che ha disposto i domiciliari con braccialetto elettronico per Farudin Bejtaj, e Raffaele Mazzei.

I due, dipendenti della Monteco Spa, società che gestisce la raccolta dei rifiuti urbani per il Comune di Lecce, sono indagati per incendio boschivo doloso in concorso.

Secondo il giudice, il rogo sarebbe stato appiccato per ampliare le aree di pascolo destinate al gregge della moglie di Bejtaj, proprietaria di 77 capi tra ovini e caprini.

Determinanti per le indagini sono state le immagini di una fototrappola installata dai carabinieri forestali del Nucleo di Lecce in un’area già colpita da numerosi incendi. Le riprese mostrerebbero l’autocarro aziendale sul quale viaggiavano i due mentre percorreva la Strada Provinciale 304. Dopo aver rallentato, dal finestrino sarebbe stata lanciata una pallottola di carta incendiata con un accendino, che avrebbe innescato il rogo su circa 4mila metri quadrati di macchia mediterranea.

L’incendio è stato rapidamente domato grazie all’intervento di una squadra Aib dell’Arif, evitando conseguenze più gravi. La dinamica è stata inoltre confermata da un’ortofoto satellitare del sistema Copernicus Sentinel-2.

Gli investigatori hanno anche evidenziato che tra il 2020 e il 2025 la zona compresa tra l’abitazione di Bejtaj e il punto dell’incendio è stata interessata da undici roghi, elemento ritenuto rilevante nell’inchiesta.

Il gip non ha ritenuto credibili le spiegazioni, osservando che la dinamica ricostruita farebbe presumere il coinvolgimento di entrambi. Proprio il rischio di reiterazione del reato, anche in considerazione dell’attività lavorativa svolta nelle campagne del Salento, ha portato il giudice ad applicare la misura degli arresti domiciliari richiesta dalla pm Donatina Buffelli.

Redazione

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