Una condanna a tre anni di reclusione, da scontare in regime di detenzione domiciliare, è stata emessa dal giudice del Tribunale di Lecce nei confronti di due giovani originari di Foggia, coinvolti in un caso di trasporto illegale di esplosivi avvenuto nel Salento.
I destinatari della sentenza sono Denis Nicola Arace e Simone Ameri, entrambi 21enni, arrestati lo scorso ottobre a Galatone durante un controllo dei carabinieri.
Il controllo e il ritrovamento dell’esplosivo
L’episodio ha avuto origine da un normale servizio di pattugliamento lungo via San Giuseppe di Copertino, quando i militari hanno notato un’auto sospetta. I due occupanti, secondo quanto ricostruito, avrebbero tentato di eludere l’attenzione delle forze dell’ordine abbassandosi sui sedili, attirando però ulteriori sospetti.
A seguito della perquisizione del veicolo, i carabinieri hanno rinvenuto materiale esplosivo artigianale occultato tra gli indumenti: 108 candelotti “Satanello Foggia 24”, oltre a dispositivi e componenti utilizzati per la loro attivazione. Il materiale era custodito in modo precario, senza alcuna protezione di sicurezza.
Sul posto è stato necessario l’intervento degli artificieri, che hanno classificato gli ordigni come già assemblati e pronti all’uso, con un potenziale considerato estremamente pericoloso.
L’inchiesta e il processo
I due giovani erano stati arrestati con l’accusa di detenzione e trasporto illegale di esplosivi, aggravata dal fatto che il materiale sarebbe stato trasferito da Foggia verso il Salento. Il procedimento era stato avviato con giudizio immediato, disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura.
Successivamente, gli imputati hanno scelto il rito abbreviato, beneficiando della riduzione di un terzo della pena.
Dopo un periodo iniziale di detenzione in carcere, i due si trovano attualmente agli arresti domiciliari.
Il contesto investigativo
Secondo gli atti dell’inchiesta, il materiale esplosivo sarebbe potenzialmente riconducibile a un contesto più ampio legato ad azioni criminali contro sportelli bancomat, un fenomeno noto con il termine “marmotta”. Tuttavia, questo elemento resta circoscritto alle ipotesi investigative e non ha inciso direttamente sulla sentenza.
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