Sequestrato a Otranto yacht di 24 metri tra falsi dati e irregolarità per i lavoratori

Controlli della Guardia di Finanza nel Canale d’Otranto: scatta il sequestro per un’imbarcazione con identificativi non conformi e lavoro irregolare a bordo

Nel tratto di mare antistante Punta Palascia, nel cuore del Canale d’Otranto, un mega yacht di lusso lungo circa 24 metri è finito sotto la lente della Guardia di Finanza, che ha rilevato una serie di irregolarità amministrative e lavorative culminate nel sequestro dell’imbarcazione, oltre a sanzioni e denunce.

L’unità navale, partita da Savona e diretta verso Lignano Sabbiadoro, risultava coinvolta in un recente passaggio di proprietà tra una società con sede a Roma e un acquirente privato residente a Padova. Proprio durante questo passaggio, il nuovo proprietario avrebbe disposto la modifica del nome dell’imbarcazione, alterando però i dati identificativi in modo non conforme rispetto a quelli registrati nei documenti ufficiali e nel sistema di tracciamento AIS.

Secondo quanto emerso, questa discrepanza tra i registri e lo specchio di poppa ha fatto scattare ulteriori verifiche da parte dei militari della Sezione operativa navale di Otranto, coordinati dal Reparto aeronavale di Bari. L’anomalia ha portato anche alla constatazione della possibile invalidità della copertura assicurativa RC, rimasta collegata ai dati precedenti all’aggiornamento non regolare.

Le conseguenze giudiziarie non si sono fatte attendere: sono scattate due denunce, che hanno coinvolto il proprietario padovano e il comandante dell’imbarcazione, originario della provincia di Udine.

Ulteriori accertamenti hanno inoltre fatto emergere un quadro critico sul fronte occupazionale. L’equipaggio, composto da tre lavoratori italiani, comprendeva personale già legato alla società venditrice e figure poi transitati alle dipendenze del nuovo proprietario, tutti impiegati senza regolare contratto. Nel verbale operativo viene infatti evidenziata la presenza di lavoratori “in nero”.

L’ispezione si è conclusa con la richiesta di sospensione immediata dell’attività dell’unità e con pesanti sanzioni amministrative: 7.800 euro a carico della società venditrice romana e 3.900 euro nei confronti dell’acquirente per l’impiego irregolare del personale di bordo.

Redazione

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