Si è concluso con una condanna a 7 anni e 4 mesi di reclusione il processo con rito abbreviato a carico di un 25enne di origine tunisina residente nel Salento, accusato di aver perseguitato e violentato la sua ex compagna. La sentenza è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Lecce, Angelo Zizzari.
L’imputato è stato riconosciuto colpevole delle accuse di stalking e violenza sessuale, mentre è stato assolto dal reato di tentata estorsione aggravata contestato in relazione a un episodio che avrebbe coinvolto la madre. La difesa, rappresentata dall’avvocato Mario Coppola, valuterà l’eventuale ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni.
Secondo l’accusa, per circa un anno la donna sarebbe stata vittima di una serie di comportamenti violenti e persecutori. L’uomo avrebbe esercitato un controllo costante attraverso minacce, aggressioni fisiche e intimidazioni, arrivando a farle temere per la propria incolumità e per quella della figlia.
Tra gli episodi contestati figurano il danneggiamento di diversi telefoni cellulari della vittima, che l’imputato avrebbe distrutto per impedirle di documentare le lesioni subite, e il controllo delle sue comunicazioni. La donna sarebbe stata inoltre pedinata sul posto di lavoro e costretta a consegnare parte dei propri guadagni, fino a lasciare l’impiego.
Le contestazioni comprendono anche il divieto imposto alla vittima di recarsi in ospedale per curare le ferite riportate durante le aggressioni. In più occasioni, inoltre, l’uomo si sarebbe presentato sotto la sua abitazione.
Particolarmente grave l’episodio del 3 dicembre 2025, quando il 25enne avrebbe danneggiato la serranda e la porta d’ingresso dell’abitazione della donna, tentando poi di entrare passando dal terrazzo dopo aver forzato una finestra. L’intervento dei familiari avrebbe evitato conseguenze peggiori.
Diversa la decisione sull’accusa di tentata estorsione ai danni della madre. Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe chiesto 10mila euro minacciando di incendiare l’abitazione e portare via le auto di famiglia. Il giudice ha però ritenuto che mancasse l’elemento della violenza necessario per configurare il reato, pronunciando l’assoluzione per questo capo d’imputazione.
Con la sentenza si chiude il giudizio di primo grado. L’imputato resta detenuto per questa vicenda in attesa delle motivazioni del provvedimento.
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