Così è cambiato nell’ultimo anno il lavoro in Puglia

Il Rapporto della Banca d'Italia evidenzia però l'aumento dell'intensità lavorativa: si è impegnati più ore

imprese

Nel 2025, dopo l’intensa crescita registrata nell’ultimo quadriennio, il numero degli occupati in Puglia si è lievemente ridotto, come rileva la Banca d’Italia nel suo ultimo rapporto sull’economia regionale. La dinamica delle ore lavorate totali è stata però espansiva, indicando un aumento dell’intensità lavorativa.

Tra i dipendenti nel settore privato, le posizioni di lavoro sono risultate ancora in crescita; l’andamento si è rafforzato per quelle stabili, mentre per quelle a termine l’espansione è stata di entità simile all’anno precedente. Il tasso di occupazione, in lieve calo nel 2025, rimane significativamente inferiore alla media nazionale, soprattutto tra le donne e i giovani. Tra questi ultimi, l’incidenza di quelli che non sono impegnati in attività lavorative o di studio (NEET) continua a risultare superiore nel confronto con il resto del Paese, nonostante la sensibile riduzione degli ultimi anni.

Nel 2025 è inoltre proseguita la crescita delle retribuzioni reali, i cui livelli sono però ancora distanti dai valori precedenti la crisi economico-finanziaria del 2008.

Secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nel 2025 gli occupati in regione si sono lievemente ridotti rispetto all’anno precedente (-0,3%), dopo l’intensa crescita registrata a partire dal 2021; nelle aree di confronto il loro numero ha invece continuato ad aumentare (0,8 e 1,4% rispettivamente per l’Italia e il Mezzogiorno).

Il tasso di occupazione regionale è diminuito di 0,2 punti percentuali, al 51,0%, accrescendo il divario con la media nazionale, che si è attestato a 11,5 punti.
Nonostante il lieve calo dell’occupazione, le ore lavorate sono cresciute dell’1,7% (3,2 nel Mezzogiorno e 2,4 in Italia). Questa dinamica si è associata a una diminuzione del lavoro a tempo parziale e a un aumento di quello a tempo pieno, indicando una ricomposizione dell’occupazione verso posizioni a maggiore intensità lavorativa.

Se si considera l’intero periodo successivo alla pandemia l’espansione dell’occupazione è stata più intensa in regione rispetto alla media del Paese: tra
il 2019 e il 2025 la crescita complessiva è stata del 6,9%, pari a circa 112.000 unità (7,3 e 4,4% rispettivamente nel Mezzogiorno e in Italia); nello stesso periodo, l’aumento delle ore lavorate è stato dell’8,3%, risultando anche in questo caso più intenso rispetto alle aree di confronto.

Considerando i settori produttivi, nel 2025 il numero di occupati è aumentato rispetto all’anno precedente nei servizi e in minor misura nell’agricoltura; nell’industria in senso stretto invece l’andamento è diventato negativo, così come nelle costruzioni, che avevano mostrato una forte crescita negli ultimi anni. Le dinamiche dei settori hanno influenzato anche la composizione di genere dell’occupazione: quella femminile è ancora aumentata, mentre quella maschile si è ridotta.

Redazione

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