Condanna ridotta in appello per maltrattamenti: da sei a tre anni e quattro mesi

Accolta in parte la difesa: tagliata anche l’interdizione perpetua e il risarcimento alla vittima

La Corte d’Appello di Lecce ha dimezzato la condanna inflitta a un 46enne del Leccese, riconosciuto colpevole di maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti della moglie. La sentenza di secondo grado, pronunciata nei giorni scorsi, ha portato la pena da sei anni di reclusione a tre anni e quattro mesi, dopo che i giudici hanno accolto parzialmente le argomentazioni presentate dalla difesa.

La vicenda, nata da una crisi coniugale alimentata dalla gelosia, aveva avuto un’escalation nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2024, quando l’uomo – dopo aver visionato alcuni messaggi sul telefono della moglie – aveva aggredito la donna nel letto coniugale, alla presenza del figlio di tre anni. Secondo quanto emerso in sede di giudizio, l’aggressione era stata particolarmente violenta: la donna era stata trascinata per i capelli, colpita con calci e pugni, sbattuta contro i mobili della cucina e insultata.

Le violenze erano proseguite anche il giorno successivo, quando l’uomo, uscito con una mazza da baseball per cercare il presunto amante, non trovandolo, aveva nuovamente sfogato la sua rabbia sulla moglie, picchiandola davanti al figlio sedicenne della donna. Durante l’ennesimo episodio, l’imputato avrebbe urlato: “Guarda come ho ridotto tua madre. Così impara a farmi le corna”.

Il procedimento giudiziario aveva preso avvio il 21 gennaio 2024, a seguito della querela presentata dalla vittima. Una settimana dopo, il gip Marcello Rizzo aveva disposto misure cautelari a carico dell’uomo, inclusi l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento e l’uso del braccialetto elettronico – quest’ultimo in seguito revocato.

La condanna di primo grado, emessa nell’ottobre dello stesso anno dalla giudice Maria Francesca Mariano, aveva stabilito sei anni di reclusione, già ridotti di un terzo per la scelta del rito abbreviato. La pena era risultata più severa di quanto richiesto dalla Procura. Contestualmente, era stato ordinato un risarcimento provvisionale immediato di 10mila euro in favore della vittima.

In appello, la difesa ha ottenuto una significativa riduzione della pena. Oltre al nuovo computo della reclusione, la Corte – presieduta dal giudice Domenico Toni – ha eliminato l’interdizione legale per la durata della pena e sostituito l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con una interdizione temporanea di cinque anni.

Anche sul piano economico si registrano modifiche: il risarcimento provvisionale è stato ridotto da 10mila a 6mila euro. Le motivazioni dettagliate della sentenza verranno depositate entro novanta giorni, come previsto dalla legge.

Redazione

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