Lecce, chiesta l’archiviazione per i tre poliziotti indagati

La procura di Lecce ha chiesto di archiviare l’inchiesta sull’arresto del 35enne morto dopo un malore in via San Lazzaro. La consulenza medico-legale non avrebbe rilevato segni riconducibili a violenze da parte degli agenti.

La procura di Lecce ha chiesto l’archiviazione dell’indagine nei confronti dei tre poliziotti del Reparto prevenzione crimine della questura di Lecce coinvolti nel caso della morte di un imprenditore di 35 anni, originario di Martano, deceduto il 23 settembre 2025 dopo un intervento delle forze dell’ordine in via San Lazzaro.

Gli agenti erano stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio preterintenzionale. L’iscrizione, tuttavia, era stata effettuata come atto dovuto, consentendo agli interessati di prendere parte, attraverso propri consulenti, agli accertamenti autoptici disposti sulla salma.

A indirizzare l’inchiesta verso la richiesta di archiviazione sono state soprattutto le conclusioni della consulenza medico-legale affidata ad Alberto Tortorella. Dall’esame non sarebbero emersi elementi tali da collegare il decesso a un comportamento violento degli agenti durante le fasi dell’arresto.

La vicenda si era verificata in una delle zone centrali di Lecce, dove il 35enne era stato notato mentre camminava in strada in condizioni di evidente alterazione psicofisica.

L’uomo si trovava a torso nudo e presentava tracce di sangue sulle labbra, circostanza che, secondo quanto ricostruito, potrebbe essere stata collegata a una precedente colluttazione. Durante quei momenti avrebbe inoltre infastidito alcune persone presenti in strada e i titolari di diversi esercizi commerciali.

A chiedere l’intervento delle forze dell’ordine furono i gestori di un minimarket. Poco dopo arrivò una pattuglia della polizia, con gli operatori chiamati a gestire una situazione particolarmente concitata.

Secondo alcune testimonianze raccolte tra i residenti, gli agenti riuscirono a bloccare il 35enne e a mettergli le manette. Fu proprio durante queste fasi che l’uomo accusò un malore e si accasciò improvvisamente al suolo.

I soccorsi e il decesso

Sul posto intervennero un’ambulanza e un’automedica. Il personale sanitario del 118 tentò per oltre venti minuti di rianimare il 35enne, utilizzando anche un defibrillatore.

Nonostante le manovre di soccorso, però, non fu possibile ripristinare l’attività cardiaca e i sanitari dovettero interrompere le procedure di rianimazione.

La morte dell’uomo portò successivamente all’apertura dell’indagine, anche alla luce delle circostanze nelle quali si era verificato il decesso e delle immagini realizzate da alcune persone presenti in strada.

Le riprese e l’ipotesi del taser

Durante l’intervento, infatti, alcuni presenti avevano utilizzato i propri telefoni cellulari per riprendere le fasi dell’arresto e dei successivi soccorsi. In seguito alla diffusione delle ricostruzioni relative all’accaduto, era stata avanzata anche l’ipotesi che gli agenti avessero utilizzato un taser.

La questura di Lecce, però, aveva escluso questa possibilità già nelle ore successive alla morte, precisando attraverso un comunicato che gli operatori intervenuti non disponevano di un dissuasore elettrico di questo tipo.

L’ipotesi investigativa si è quindi concentrata sulle effettive modalità dell’intervento e sulle cause del decesso, con gli accertamenti medico-legali chiamati a chiarire se vi fosse un collegamento tra le operazioni di contenimento dell’uomo e la sua morte.

Le conclusioni del medico legale Alberto Tortorella, secondo quanto emerso dall’inchiesta, non avrebbero individuato elementi riconducibili a condotte violente esercitate dai poliziotti. Sulla base degli elementi raccolti, la pm della procura di Lecce Maria Vallefuoco ha quindi avanzato la richiesta di archiviazione per i tre agenti.

I poliziotti coinvolti nell’indagine sono stati assistiti dall’avvocato Antonio La Scala.

Redazione

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