Morte di Fernando Caracuta, archiviata l’inchiesta sui dodici sanitari

Il gip del tribunale di Lecce ha accolto la richiesta della procura dopo le perizie medico-legali: nessuna colpa professionale rilevata nell’intervento cardiochirurgico e nella gestione delle complicanze. Respinta l’opposizione dei familiari del paziente di Martano.

ospedale

Si chiude con un provvedimento di archiviazione l’inchiesta sulla morte di Fernando Caracuta, il sessantenne di Martano deceduto il 25 settembre 2025 all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dopo le gravi complicazioni insorte in seguito a un complesso intervento cardiochirurgico.

Il giudice per le indagini preliminari Francesco Valente ha accolto la richiesta avanzata dalla procura, respingendo l’opposizione presentata dai familiari del paziente.

Nel procedimento erano coinvolti dodici tra medici e operatori sanitari, indagati per le ipotesi di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. I professionisti, assistiti dagli avvocati Luigi Covella, Fabio Ruberto e Carlo Valente, sono stati sottoposti ad accertamenti per verificare eventuali responsabilità nella gestione dell’intervento e delle successive complicazioni.

Caracuta era stato ricoverato il 28 agosto 2025 per sostituire una valvola cardiaca meccanica impiantata a Siena nel 1998. L’operazione, eseguita il 12 settembre, si era rivelata particolarmente complessa a causa della forte aderenza della protesi ai tessuti cardiaci.

Nel tardo pomeriggio, il persistere del sanguinamento aveva reso necessario un secondo intervento urgente, durante il quale i sanitari avevano sostituito la valvola meccanica con una biologica e posizionato un bypass coronarico.

Trasferito in terapia intensiva, il paziente aveva continuato a presentare un quadro clinico critico. Nei giorni successivi si erano resi necessari ulteriori interventi per drenare i versamenti ematici. Il decorso era stato complicato anche da una lesione polmonare accidentale di circa tre centimetri, verificatasi durante una fase di sutura, e da un’infezione batterica.

Nonostante i tentativi di stabilizzazione, le condizioni erano diventate irreversibili il 24 settembre. Il decesso era stato constatato il giorno seguente.

Determinanti per la decisione sono state le conclusioni della consulenza medico-legale disposta dalla sostituta procuratrice Maria Grazia Anastasia e affidata al professor Biagio Solarino, docente dell’Università degli studi di Bari, e a Giuseppe Visicchio, specialista in cardiochirurgia.

Gli esperti hanno esaminato l’indicazione all’intervento, la strategia chirurgica adottata e la scelta della protesi. Come riportato nell’ordinanza, le decisioni dei sanitari sono state giudicate congrue e conformi alle linee guida di settore.

Il gip ha riconosciuto il nesso causale materiale tra l’intervento e il decesso, ma ha escluso la presenza di elementi riconducibili a negligenza, imprudenza o imperizia da parte dei professionisti.

Le complicazioni sono state valutate come conseguenze prevedibili ma non evitabili, considerate la complessità dell’operazione, i rischi intrinseci della procedura e le condizioni anatomiche del paziente.

Dopo la denuncia presentata dai familiari in seguito alla morte dell’uomo, la procura aveva chiesto l’archiviazione del procedimento. La richiesta era stata contestata dai difensori delle persone offese, che avevano proposto una diversa interpretazione di alcuni elementi clinici.

Il giudice ha tuttavia ritenuto che le osservazioni presentate non fossero sufficienti a confutare le conclusioni della consulenza tecnica né a introdurre elementi in grado di modificare sostanzialmente il quadro probatorio.

Secondo il gip, gli elementi raccolti non avrebbero consentito di sostenere l’accusa in un eventuale processo secondo il criterio dell’oltre ogni ragionevole dubbio.

L’inchiesta si conclude quindi con l’archiviazione per tutti e dodici i sanitari indagati, nei cui confronti non sono stati ravvisati elementi sufficienti a configurare una responsabilità penale per la morte di Fernando Caracuta.

Redazione

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