La liquidità delle imprese ittiche torna al centro delle misure di sostegno al settore, alle prese con l’aumento dei costi operativi e le difficoltà legate al prezzo del carburante. Per le aziende della pesca e dell’acquacoltura è possibile presentare domanda per la Cambiale azzurra fino al 30 ottobre, uno strumento finanziario pensato per favorire l’accesso al credito a condizioni sostenibili e consentire agli operatori di proseguire l’attività produttiva.
A richiamare l’attenzione sulla misura è Coldiretti Pesca Puglia, che sottolinea l’importanza di garantire risorse alle imprese per preservare la continuità delle uscite in mare e assicurare la presenza del prodotto ittico italiano sui mercati. Il provvedimento dispone di una dotazione complessiva di 10 milioni di euro e prevede finanziamenti a tasso zero, assegnati seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle richieste, fino all’esaurimento dei fondi disponibili.
Finanziamenti a tasso zero per sostenere le aziende ittiche
La Cambiale azzurra mette a disposizione delle imprese beneficiarie importi compresi tra 3.000 e 20.000 euro, con un piano di rimborso della durata di cinque anni, di cui due dedicati al preammortamento.
Per le imprese e le cooperative che gestiscono più imbarcazioni è prevista la possibilità di accedere a finanziamenti fino a 20.000 euro per ciascuna unità navale, nel rispetto del limite massimo complessivo di 60.000 euro.
La misura punta a fornire liquidità in una fase particolarmente complessa per il settore, nel quale il costo del carburante, le spese per il personale e l’aumento dei costi di gestione incidono direttamente sulla sostenibilità economica delle attività.
Secondo Coldiretti Pesca Puglia, disporre di strumenti finanziari accessibili rappresenta una condizione essenziale per permettere alle aziende di affrontare le spese correnti e mantenere operativa la flotta, evitando che le difficoltà economiche si traducano in una contrazione della produzione.
Caro gasolio e costi di gestione mettono sotto pressione il comparto
Tra le principali criticità segnalate dalle imprese figura il prezzo del gasolio, una delle voci di spesa più rilevanti per chi lavora in mare. Negli ultimi mesi, secondo i dati richiamati da Coldiretti Pesca Puglia, il costo del carburante ha raggiunto circa 1,65 euro al litro, aggravando ulteriormente i bilanci aziendali.
Il carburante è indispensabile per consentire alle imbarcazioni di raggiungere le zone di pesca e svolgere le attività quotidiane. Quando il suo prezzo aumenta, i margini economici si riducono e diventa più difficile mantenere un livello di attività compatibile con i costi sostenuti.
A questo si aggiungono le spese per il personale, gli oneri di gestione e le difficoltà riscontrate sui mercati. Un insieme di fattori che, secondo l’organizzazione agricola e della pesca, rischia di compromettere la redditività delle aziende e di limitare la disponibilità di pesce fresco proveniente dalle marinerie italiane.
Davide Di Pinto, responsabile di Coldiretti Pesca Puglia, evidenzia come il sostegno alla liquidità possa offrire una risposta concreta alle difficoltà del momento, consentendo agli operatori di continuare a lavorare e di garantire ai consumatori prodotti freschi, sicuri e di qualità.
In Puglia un settore da 225 milioni di euro
Il peso economico della pesca e dell’acquacoltura pugliese rende particolarmente rilevante la disponibilità di misure di sostegno finanziario. Il comparto regionale genera un valore stimato di circa 225 milioni di euro, con una flotta composta da oltre 2.000 imbarcazioni e circa 1.300 imprese attive nella pesca e nell’acquacoltura.
Le attività interessano l’intera costa regionale, da Manfredonia e Molfetta fino al Sud Barese e al Salento. La produzione comprende diverse specie ittiche, tra cui gamberi, scampi, merluzzi e molluschi, mentre l’acquacoltura contribuisce all’offerta con allevamenti di spigole, orate e ombrine.
Si tratta di una filiera che rappresenta una componente importante dell’economia costiera pugliese e che contribuisce all’approvvigionamento alimentare, oltre a sostenere l’occupazione nelle comunità legate alle attività marittime.
La possibilità di mantenere le imbarcazioni operative assume quindi un valore che va oltre la singola impresa: la continuità della pesca incide sulla disponibilità di prodotto ittico nazionale e sulla capacità di rispondere alla domanda dei consumatori.
Servono interventi strutturali per il futuro della pesca
La Cambiale azzurra si inserisce in un quadro di interventi che comprende anche il credito d’imposta e le misure contro il caro carburanti previste dal Decreto Aiuti. Per Coldiretti Pesca Puglia, questi strumenti rappresentano passi utili per affrontare l’emergenza, ma devono essere accompagnati da politiche capaci di sostenere il settore nel medio e lungo periodo.
La disponibilità di credito può aiutare le aziende a gestire le spese immediate, ma la tenuta economica della filiera dipende anche dalla possibilità di lavorare con costi sostenibili e margini sufficienti a garantire la continuità produttiva.
La riduzione delle uscite in mare, determinata dall’aumento dei costi energetici, può infatti ripercuotersi sull’offerta di pesce italiano e favorire una maggiore dipendenza dalle importazioni.
Il sostegno alle imprese della pesca assume quindi una duplice funzione: tutelare il reddito degli operatori e contribuire alla disponibilità di alimenti freschi e di qualità per i cittadini.
In questo contesto, la scadenza del 30 ottobre rappresenta un appuntamento importante per le imprese interessate ad accedere ai finanziamenti, considerando che le domande vengono esaminate in ordine cronologico e che le risorse sono limitate allo stanziamento complessivo di 10 milioni di euro.
Per le marinerie pugliesi, la sfida resta quella di superare le difficoltà legate al caro gasolio e ai costi di gestione, mantenendo attiva una filiera che svolge un ruolo economico e alimentare significativo per il territorio regionale.
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