Lecce, furti ai pazienti in ospedale: condannata ex operatrice sanitaria

Due anni di reclusione e 610 euro di multa per una 50enne che lavorava al Vito Fazzi. Al centro del processo la sottrazione di oggetti preziosi e l'utilizzo di carte bancarie appartenenti a persone ricoverate.

tribunale

Una condanna a due anni di reclusione e al pagamento di una multa di 610 euro, con il beneficio della sospensione condizionale della pena. È la decisione pronunciata dal giudice del Tribunale di Lecce, Andrea Giannone, nei confronti di Claudia Prinari, 50 anni, residente a Lecce, ex operatrice sociosanitaria dell’ospedale Vito Fazzi.

La donna era finita sotto processo per una serie di episodi di presunti furti ai danni di pazienti ricoverati, alcuni dei quali in condizioni di salute particolarmente delicate. Le contestazioni riguardavano la sottrazione di beni personali, oggetti preziosi e carte di pagamento, con le quali sarebbero stati effettuati anche prelievi di denaro.

La sentenza del Tribunale di Lecce e il risarcimento all’Asl

Il procedimento giudiziario si è concluso con una sentenza di condanna che prevede anche il risarcimento dei danni in favore dell’Asl di Lecce, costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Alfredo Cacciapaglia.

L’importo dovuto all’azienda sanitaria sarà stabilito in un successivo giudizio civile. L’Asl aveva già adottato nei confronti della dipendente il provvedimento di licenziamento.

Per conoscere le ragioni alla base della decisione del giudice bisognerà attendere il deposito delle motivazioni, previsto entro novanta giorni.

La vicenda giudiziaria comprendeva inizialmente due distinti procedimenti penali, successivamente riuniti in un unico processo.

Il prelievo di 500 euro dalla carta di un paziente anziano

Uno degli episodi contestati risale alla notte tra il 14 e il 15 dicembre 2021 e riguarda un uomo di 78 anni ricoverato in ospedale in gravi condizioni.

Secondo la ricostruzione investigativa, l’operatrice avrebbe approfittato della situazione clinica dell’anziano per impossessarsi temporaneamente della sua carta bancaria e del relativo codice PIN.

La carta sarebbe stata utilizzata per prelevare 500 euro da uno sportello bancomat situato all’interno della struttura ospedaliera. Dopo l’operazione, sarebbe stata rimessa dove si trovava inizialmente.

L’episodio era confluito nella prima indagine, durante la quale la donna era rimasta indagata a piede libero.

La collana d’oro scomparsa durante il ricovero

Un’altra contestazione riguarda quanto sarebbe accaduto il 5 ottobre 2022 a una paziente colpita da ictus, in attesa del trasferimento nel reparto di Neurologia.

Stando all’ipotesi accusatoria, l’operatrice si sarebbe avvicinata alla donna con un gesto apparentemente affettuoso, accarezzandole il volto, e avrebbe approfittato di quel momento per sottrarle una collana d’oro.

La difesa ha fornito una versione differente dell’accaduto, sostenendo che il gioiello non fosse stato rubato, ma accidentalmente smarrito durante le operazioni legate al ricovero.

Secondo la ricostruzione difensiva, la collana sarebbe stata successivamente ritrovata e riconsegnata alla proprietaria.

La seconda indagine e gli arresti domiciliari nel 2023

La posizione giudiziaria della 50enne si era ulteriormente complicata in seguito a una seconda attività investigativa relativa ad altri episodi analoghi.

Gli accertamenti erano stati condotti dalla Squadra Mobile di Lecce, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Massimiliano Carducci.

Nel maggio del 2023, gli sviluppi investigativi avevano portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti dell’operatrice.

Per questa seconda vicenda era stato disposto il giudizio immediato, prima della successiva riunificazione dei procedimenti.

Processo concluso, attesa per le motivazioni

Con la pronuncia del Tribunale di Lecce si chiude il giudizio di primo grado relativo agli episodi confluiti nel processo unico.

La pena di due anni di reclusione è stata sospesa, mentre resta da definire in sede separata l’entità del risarcimento riconosciuto all’azienda sanitaria.

Il deposito delle motivazioni consentirà di approfondire gli elementi valutati dal giudice e le ragioni della decisione. La sentenza, allo stato delle informazioni disponibili, non risulta definitiva e resta soggetta agli eventuali mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

Redazione

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