Le modalità di trasferimento di undici dipendenti da altre amministrazioni al Comune di Lecce sono finite al centro di una contestazione politica. Il gruppo consiliare Lecce Città Pubblica (Lcp), tramite una nota firmata dall’ex sindaco Carlo Salvemini e dai consiglieri Silvia Miglietta e Sergio Della Giorgia, ha sollevato dubbi di legittimità sulla delibera di giunta del 5 dicembre 2024, chiedendone l’annullamento in autotutela. La richiesta è stata formalizzata con una Pec inviata al segretario generale del Comune, contestando la mancata pubblicazione di un bando pubblico.
La questione si intreccia con un presunto conflitto di interessi. Tra i dipendenti trasferiti figura, infatti, un parente entro il quarto grado di un assessore comunale, circostanza che aveva già suscitato perplessità nella minoranza. Secondo Lcp, la giunta avrebbe dovuto garantire maggiore trasparenza, pubblicando un avviso accessibile a tutti gli interessati, come previsto dal regolamento comunale e dalla normativa vigente.
Uno dei punti critici sollevati riguarda l’articolo 51 del regolamento sulle modalità di reclutamento del personale, che prevede la possibilità di mobilità solo in modalità di interscambio, ovvero con un contestuale ingresso e uscita di dipendenti. Nel caso di Palazzo Carafa, invece, il Comune ha acquisito personale senza alcun trasferimento in uscita. Inoltre, le amministrazioni sono obbligate a pubblicare un bando per almeno 30 giorni, specificando requisiti e posti disponibili, cosa che non sarebbe avvenuta.
A difesa del provvedimento, l’assessore competente aveva dichiarato che “non è previsto alcun bando di mobilità”, in quanto sufficiente un accordo diretto tra amministrazioni. Lcp contesta questa interpretazione, definendola una “clamorosa illegittimità”, e sottolinea come la procedura abbia precluso a molti potenziali candidati la possibilità di partecipare. In alcuni casi, le domande sarebbero state accettate prima della pubblicazione della delibera o anche a distanza di oltre un mese dalla sua approvazione.
Oltre agli aspetti procedurali, la contestazione investe anche il possibile conflitto di interessi. Lcp sottolinea che la delibera è stata approvata all’unanimità, senza alcuna astensione, nonostante riguardasse un familiare di un assessore. L’articolo 78 del Testo Unico degli Enti Locali impone agli amministratori di astenersi da discussioni e votazioni su atti che coinvolgano interessi propri o di parenti fino al quarto grado. La mancata astensione renderebbe annullabile la delibera.
Alla luce di questi elementi, Lecce Città Pubblica chiede che l’intera procedura venga azzerata e ripetuta, garantendo un processo trasparente attraverso un avviso pubblico.
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