Un medico di 43 anni, residente a Lecce, è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione per una serie di gravi episodi di maltrattamenti nei confronti della sua ex moglie. Il processo si è concluso nei giorni scorsi con il verdetto del Tribunale di Lecce, che ha riconosciuto le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, avvenuti sia durante la convivenza coniugale che dopo la separazione nel 2020. La sentenza, emessa dalla presidente Annalisa De Benedictis e dai giudici Elena Coppola e Andrea Giannone, ha anche disposto il pagamento di una provvisionale di 10mila euro alla persona offesa, che si era costituita parte civile, con ulteriori risarcimenti da stabilire successivamente.
Le motivazioni della condanna verranno depositate entro novanta giorni, ma il medico, difeso da un legale, potrà impugnare la sentenza in appello. La Procura aveva richiesto una pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione, ma il Tribunale ha deciso di condannarlo a una pena inferiore.
Le accuse contro il medico
Le accuse a carico dell’uomo sono gravi e comprendono maltrattamenti psicologici e fisici. Durante il matrimonio, la donna avrebbe subito quotidiani episodi di umiliazione, minacce e aggressioni verbali, tra cui espressioni come: “Sei ignorante, fai la casalinga e non farai mai nulla nella vita.” La situazione sarebbe degenerata nel 2013, quando una discussione su una relazione extraconiugale del medico avrebbe portato a una violenta aggressione fisica, con l’uomo che l’avrebbe afferrata per i polsi e sbattuta contro una porta.
Tuttavia, secondo le indagini, l’episodio più inquietante è avvenuto dopo la separazione, quando, il 20 settembre 2020, il medico avrebbe somministrato un potente sedativo alla donna per farla perdere coscienza e verificare il contenuto del suo cellulare. Al suo ritorno dall’ospedale, l’avrebbe insultata e minacciata di picchiarla. L’uomo avrebbe continuato a esercitare un controllo ossessivo sulla sua vita privata, servendosi anche dei figli e dei colleghi per spiarla.
Il 1° novembre 2020, alla presenza dei figli minorenni, l’aggressore avrebbe nuovamente offeso la donna, strattonandola e afferrandola per i polsi con tale violenza da causarle lesioni, tra cui uno stato d’ansia e un trauma ai polsi, con una prognosi di 20 giorni.
Questa condanna segna un’importante vittoria per la vittima, che ha trovato giustizia dopo anni di violenze psicologiche e fisiche. Il caso solleva nuovamente l’attenzione sulla necessità di una maggiore protezione delle vittime di violenza domestica e sulla necessità di una legislazione più rigorosa per combattere tale fenomeno.
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