Un profondo e silenzioso dolore ha colpito la comunità di Collepasso per la tragica scomparsa di un ragazzo di soli 20 anni, trovato senza vita nel giardino della propria abitazione nella mattinata dello scorso 20 settembre. Il drammatico evento, inizialmente ritenuto un gesto volontario, è ora al centro di un fascicolo di indagine (al momento senza ipotesi di reato né indagati) aperto dalla Procura di Lecce. Una vicenda dolorosa che riaccende l’attenzione pubblica su il delicato tema dei pericoli legati al web e alle interazioni virtuali.
L’esposto della famiglia e i dubbi
L’indagine ha preso avvio in seguito a un esposto presentato dai genitori del giovane studente, assistiti dal proprio legale. La famiglia, distrutta dal dolore, non crede all’ipotesi del suicidio e non ravvisa alcun segnale di disagio psicologico: il ragazzo, infatti, aveva appena intrapreso con entusiasmo il primo anno di università con il sogno di diventare ingegnere informatico. Il timore dei familiari è che il ventenne possa essere rimasto vittima di una sfida estrema nata sui social network, legata alla capacità di resistere alla mancanza di respiro, e che possa essere stato condizionato da qualcuno online.
Le verifiche sui dispositivi informatici
Per fare piena luce sugli ultimi istanti di vita del ragazzo, la famiglia chiede approfonditi accertamenti tecnici sul suo computer e sul suo cellulare. Secondo quanto ricostruito nell’esposto, la notte della tragedia il giovane sarebbe rimasto al computer fino alle 5 del mattino. Il pc è stato trovato con il microfono acceso e collegato a una piattaforma di dialogo online, mentre lo smartphone era vicino al corpo: elementi che spingono i genitori a ipotizzare che il figlio stesse chattando con qualcuno o che dovesse filmare qualcosa. Gli inquirenti sono ora al lavoro per ricostruire con la massima delicatezza e precisione l’esatta dinamica di questa immensa tragedia.
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