Lecce, ciclista aggredito nella notte: colpito alla nuca da un’auto

Un cameriere di 50 anni è stato assalito mentre tornava a casa in bicicletta dopo il lavoro. Sette giorni di prognosi e una denuncia alla polizia, che ora indaga per identificare i responsabili.

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Un rientro a casa dopo una giornata di lavoro si è trasformato in un episodio di violenza lungo le strade di Lecce. Un cameriere di 50 anni, residente a Monteroni di Lecce, è stato colpito alla schiena e alla nuca da alcuni sconosciuti a bordo di un’automobile mentre percorreva via Monteroni sulla propria bicicletta a pedalata assistita. L’aggressione, avvenuta nella notte del 30 ottobre, ha provocato all’uomo una cervicalgia, con una prognosi di sette giorni.

La vittima ha denunciato l’accaduto alla polizia, fornendo una descrizione del veicolo e dei movimenti dei suoi occupanti. Gli investigatori stanno approfondendo la vicenda per ricostruire la dinamica e risalire agli autori di un gesto che, almeno sulla base degli elementi finora emersi, non avrebbe avuto alcun motivo apparente.

L’aggressione lungo via Monteroni

Erano circa le 00:30 quando il cinquantenne, terminato il turno in un ristorante del centro cittadino, stava raggiungendo la propria abitazione a Monteroni. Durante il tragitto, nei pressi del distributore Q8 Easy, ha notato attraverso lo specchietto retrovisore una vettura che procedeva alle sue spalle.

Per agevolarne il passaggio, il ciclista si è spostato verso il margine destro della carreggiata. Proprio in quel momento, secondo la sua testimonianza, due persone affacciate dai finestrini dell’automobile lo avrebbero colpito con oggetti rigidi, raggiungendolo prima alla schiena e subito dopo nella zona della nuca.

L’uomo ha ipotizzato che gli aggressori potessero aver utilizzato tubi di plastica dura, ma la natura degli oggetti impiegati non è stata accertata.

Il primo colpo è stato parzialmente assorbito dallo zaino che portava sulle spalle. Il secondo, invece, gli ha provocato un forte stordimento, mettendo a rischio la sua stabilità sulla bicicletta. Nonostante lo spavento e la momentanea perdita di controllo, è riuscito a evitare la caduta e a fermarsi senza riportare conseguenze potenzialmente più gravi.

L’auto si ferma al buio dopo l’assalto

La vicenda non si sarebbe conclusa con i due colpi. Stando al racconto fornito dalla vittima agli agenti, gli sconosciuti viaggiavano su una Volkswagen Polo grigio chiaro, di modello recente.

Dopo l’aggressione, il conducente avrebbe accelerato disattivando i fari, circostanza che avrebbe impedito al cinquantenne di individuare il numero di targa.

La vettura si sarebbe successivamente fermata poco oltre il Bar del Soldato, nelle vicinanze della caserma Nacci, sede del 15° reggimento Cavalleggeri di Lodi dell’Esercito italiano.

Secondo quanto riferito dall’uomo, il mezzo sarebbe rimasto immobile per alcuni minuti in una zona scarsamente illuminata, mentre alcuni occupanti continuavano a osservare la sua posizione.

Quando il ciclista ha ripreso a muoversi e ha utilizzato il cellulare per contattare le forze dell’ordine, l’automobile si sarebbe allontanata rapidamente, imboccando una strada laterale. Tra le possibili direzioni indicate figurano via Evangelista Menga e via Vincenzo Bellini, senza che sia stato possibile stabilire con certezza quale percorso abbia seguito.

Dolori al collo e sette giorni di prognosi

Subito dopo l’accaduto, il cinquantenne ha chiesto l’intervento della polizia attraverso la centrale operativa. Durante la telefonata gli è stata prospettata anche la possibilità di ricevere assistenza sanitaria sul posto, ma l’uomo ha preferito proseguire verso casa.

Le conseguenze fisiche dell’aggressione sono diventate più evidenti nelle ore successive, quando ha iniziato ad avvertire dolori persistenti nella zona cervicale.

Il giorno seguente si è quindi presentato al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove gli è stata diagnosticata una cervicalgia ed è stata formulata una prognosi di sette giorni.

Il fastidio al collo, secondo quanto raccontato dalla vittima, non era ancora scomparso al momento della testimonianza. Oltre alle conseguenze fisiche, l’episodio ha lasciato nell’uomo un comprensibile stato di preoccupazione.

Dopo aver ricevuto le cure mediche, il cameriere si è rivolto alla questura per formalizzare la denuncia, consentendo l’avvio degli accertamenti investigativi.

Le indagini e la possibile presenza di telecamere

Un elemento che potrebbe rivelarsi importante per le indagini è rappresentato dalla presenza di sistemi di videosorveglianza lungo il tratto di strada interessato.

La zona comprende distributori di carburante, esercizi commerciali e strutture militari. Le eventuali registrazioni delle telecamere potrebbero contribuire a verificare il passaggio della Volkswagen Polo, ricostruirne gli spostamenti e raccogliere dettagli utili all’identificazione degli occupanti.

Resta da chiarire soprattutto il movente. Da quanto denunciato, non risulterebbero precedenti discussioni, provocazioni o contatti tra il ciclista e le persone che lo avrebbero aggredito.

Gli investigatori dovranno inoltre verificare il numero effettivo delle persone coinvolte e il ruolo ricoperto da ciascuna durante l’assalto.

Il timore di gesti emulativi dopo le aggressioni di Roma

L’episodio leccese richiama, per alcune caratteristiche, le aggressioni avvenute a Roma e attribuite a due minorenni che si spostavano a bordo di una microcar.

Tra le vittime degli episodi romani figura anche l’attore Davide Iacopini, rimasto gravemente ferito e sottoposto a interventi neurochirurgici.

Il cinquantenne salentino teme che quanto accaduto possa essere riconducibile a un comportamento emulativo, ma non esistono al momento elementi accertati che colleghino i due casi.

È proprio il timore che gesti analoghi possano ripetersi ad averlo spinto a rendere pubblica la propria esperienza, pur scegliendo di non divulgare la sua identità.

L’obiettivo è richiamare l’attenzione sui rischi ai quali possono essere esposte le persone che percorrono le strade nelle ore notturne, soprattutto quando si spostano in bicicletta.

La vittima non rinuncia alla bicicletta

Nonostante l’aggressione, il cameriere ha spiegato di non voler cambiare le proprie abitudini quotidiane. La bicicletta a pedalata assistita rappresenta infatti il mezzo che utilizza per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa, evitando i costi di uno spostamento quotidiano in automobile.

La paura e le conseguenze dell’assalto non sembrano aver modificato questa decisione.

Nel frattempo, l’attenzione resta concentrata sulle indagini della polizia, chiamata a individuare i responsabili e a chiarire le circostanze di un’aggressione improvvisa che avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi.

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