Si allarga l’inchiesta sul furto da circa 160mila euro commesso nell’abitazione di una donna di 76 anni a Campi Salentina. Dopo i due arresti eseguiti all’inizio di ottobre, i carabinieri hanno individuato un terzo uomo, ritenuto coinvolto nelle operazioni attraverso le quali una parte dei preziosi sottratti sarebbe stata convertita in denaro.
Si tratta di Massimo Scalinci, 51enne residente a Campi Salentina, nei cui confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, è stato eseguito dai militari nel pomeriggio precedente alla diffusione della notizia.
L’accusa contestata all’uomo è quella di riciclaggio, nell’ambito degli approfondimenti investigativi avviati per ricostruire la destinazione dei beni rubati.
Gioielli rubati e rivenduti: le verifiche nei Compro Oro
L’attività investigativa, condotta dai carabinieri della stazione di Campi Salentina e coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce, è proseguita anche dopo l’individuazione dei primi due presunti autori del furto.
Gli accertamenti si sono concentrati soprattutto sul percorso seguito dai gioielli sottratti alla vittima e sulle eventuali operazioni effettuate per immetterli nel mercato della compravendita di metalli preziosi.
Un contributo importante alla ricostruzione sarebbe arrivato dall’analisi dei documenti acquisiti presso alcuni esercizi commerciali specializzati nell’acquisto di oro e oggetti preziosi.
Dall’esame delle registrazioni relative alle transazioni, gli investigatori avrebbero individuato diverse operazioni riconducibili al 51enne, ritenute significative per chiarire come parte della refurtiva fosse stata commercializzata.
Secondo l’ipotesi accusatoria, in una circostanza Scalinci avrebbe consentito l’utilizzo della propria identità per nascondere l’effettiva provenienza dei gioielli ceduti. In altre occasioni, invece, si sarebbe presentato direttamente presso un’attività Compro Oro per procedere alla vendita dei preziosi.
Elementi che hanno portato gli inquirenti a ipotizzare un suo coinvolgimento nelle operazioni finalizzate a ricavare denaro dai beni sottratti.
Il furto del 2 agosto nell’abitazione di una 76enne
L’indagine trae origine da un episodio avvenuto il 2 agosto a Campi Salentina, quando l’abitazione di una donna di 76 anni era stata presa di mira dai ladri.
Il bottino, costituito da gioielli, altri oggetti preziosi e denaro contante, era stato quantificato complessivamente in circa 160mila euro.
Un furto di notevole entità economica, sul quale i carabinieri avevano avviato accertamenti per individuare i responsabili e ricostruire gli eventuali passaggi successivi alla sottrazione dei beni.
Le investigazioni avevano consentito di raccogliere elementi a carico di due uomini residenti nello stesso comune, raggiunti successivamente da provvedimenti restrittivi.
I primi arresti a ottobre e le accuse contestate
Il 1° ottobre erano stati arrestati Maicol Pio Tasco e Luigino Arnò, entrambi residenti a Campi Salentina, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
I due risultano indagati, a vario titolo, per diverse ipotesi di reato, tra cui furto aggravato in abitazione, ricettazione, detenzione abusiva di materiale esplodente e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
Nel corso delle perquisizioni eseguite nell’ambito dell’operazione, i militari avevano rinvenuto una parte dei gioielli sottratti alla 76enne, successivamente riconsegnati alla legittima proprietaria.
Le attività di ricerca avevano inoltre portato al sequestro di oltre 3.200 euro in contanti, sostanze stupefacenti, bilancini di precisione e materiale esplodente ad alto potenziale.
I ritrovamenti avevano contribuito ad ampliare il quadro degli accertamenti, facendo emergere ulteriori ipotesi di reato rispetto all’originario furto nell’abitazione.
Terzo arresto, l’inchiesta si concentra sulla destinazione della refurtiva
Con il nuovo provvedimento cautelare, l’attenzione degli investigatori si è estesa alle presunte attività di commercializzazione dei gioielli rubati.
Il ruolo attribuito a Scalinci sarebbe distinto da quello contestato ai primi due arrestati: secondo la ricostruzione accusatoria, il 51enne avrebbe contribuito a monetizzare una parte dei preziosi attraverso operazioni di vendita presso esercizi specializzati.
L’esame della documentazione commerciale avrebbe permesso ai carabinieri di individuare i passaggi ritenuti rilevanti e di sottoporli alla valutazione dell’autorità giudiziaria.
L’inchiesta ha dunque portato, finora, all’esecuzione di tre misure cautelari, due in carcere e una agli arresti domiciliari.
Resta ferma, per tutte le persone coinvolte, la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Le responsabilità e le condotte contestate dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento penale.
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