Resta in carcere il 33enne di Surbo accusato dell’omicidio del 78enne Antimo Mazzotta, nella villa di Torre Rinalda. Il giudice per le indagini preliminari Luca Scuzzarella non ha creduto alla ricostruzione della difesa, secondo cui lo sparo fatale sarebbe stato accidentale, partito dall’arma a seguito del colpo di bastone sulla mano inferto dalla vittima.
Questa la decisione del gip rispetto alla richiesta della Procura di convalida del fermo e dell’applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti del giovane idraulico. Per il quale l’accusa è di omicidio volontario e occultamento del cadavere.
Per il gip non c’è il rischio di fuga dell’indagato e per questo il fermo non è stato convalidato. Nei confronti dell’indagato, però, sussistono grafi indizi di colpevolezza, soprattutto le tracce di sangue e il rinvenimento di alcuni oggetti della vittima nella sua auto.
Proprio il comportamento tenuto dopo la morte, compreso l’occultamento del corpo, non sarebbero compatibili con l’ipotesi del colpo partito accidentalmente dalla pistola. Sussisterebbero, inoltre, i rischi di inquinamento delle prove, dato il rapporto con i testimoni.
Per questo resta la misura della custodia cautelare in carcere. L’indagato resta quindi nella casa circondariale di Lecce.
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