Antonio Scarlino, imprenditore di Taurisano noto come il “re dei wurstel”, e l’avvocato Luigi Mario Provenzano, 62 anni, sono stati assolti con formula piena dalle accuse contestate nel processo.
La Procura aveva chiesto 6 anni di reclusione per Scarlino e 3 anni per Provenzano. Il collegio giudicante, presieduto da Bianca Maria Todaro, ha però disposto l’assoluzione di entrambi.
La posizione principale nel procedimento era quella di Scarlino, amministratore unico della Diciotto srl, società dichiarata fallita il 19 dicembre 2017. L’azienda operava nel settore della grande distribuzione e della ristorazione e aveva tra i suoi principali clienti la Wommy srl, anch’essa amministrata da Scarlino e successivamente fallita.
Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Casarano, l’imprenditore avrebbe occultato oltre 2 milioni di euro tra utili, sopravvenienze attive e Iva non versata. Gli veniva inoltre contestata la gestione della documentazione contabile, ritenuta incompleta e inattendibile.
Al curatore fallimentare, secondo l’accusa, non sarebbero stati consegnati diversi documenti obbligatori, tra cui bilanci, libri contabili, registri Iva e dichiarazioni fiscali. Una situazione che avrebbe reso difficile ricostruire il patrimonio della società e determinare con precisione attività e passività.
Contestazioni analoghe riguardavano la Wommy srl. In particolare, a Scarlino veniva contestata la mancata riscossione di circa 1,8 milioni di euro di crediti vantati dalla società nei confronti della Diciotto srl.
Nel procedimento era coinvolto anche l’avvocato Luigi Mario Provenzano, accusato di mendacio e falso interno in relazione alle norme del Testo unico bancario.
Secondo l’accusa, nell’ambito degli incarichi professionali legati alle società, Provenzano avrebbe contribuito alla presentazione alla Banca Popolare Pugliese di Taurisano di documenti contenenti informazioni ritenute false sulla situazione economica della Diciotto srl.
Tra le contestazioni figuravano presunti crediti derivanti da operazioni di vendita di beni aziendali per 50 milioni di euro e da una seconda operazione con una società tedesca per 55 milioni di euro. I pagamenti, tuttavia, non sarebbero poi stati effettuati.
Le difese hanno contestato le accuse durante tutto il procedimento. Scarlino, assistito dall’avvocato Andrea Sambati, era stato interrogato già nella fase delle indagini, mentre Provenzano, difeso dall’avvocato Ivana Quarta, aveva presentato una memoria per sostenere la propria posizione.
Al termine del processo, nonostante le richieste di condanna della Procura, il collegio giudicante ha assolto entrambi gli imputati con formula piena.
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