Dopo mesi di scontro amministrativo, il comitato referendario torna all’attacco e chiede ai giudici di pronunciarsi sulla legittimità degli atti che hanno impedito ai cittadini di esprimersi sul progetto. La giunta guidata da Adriana Poli Bortone ha deciso di costituirsi in giudizio, affidando la difesa del Comune all’avvocato Francesco Romano. Il compenso previsto ammonta a 11.102,96 euro per entrambi i procedimenti.
La controversia arriva in una fase cruciale per il futuro della mobilità cittadina. Sono infatti iniziate al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti le audizioni sul progetto da 118.943.856 euro presentato dal Comune. Il piano comprende l’acquisto di 27 nuovi filobus e l’estensione della rete esistente, oltre a interventi per potenziare il trasporto pubblico secondo il modello BRT, acronimo di Bus Rapid Transit. Il progetto coinvolge anche Monteroni e l’Università del Salento.
È proprio l’ampliamento della filovia a dividere amministrazione e comitato. I promotori della consultazione non contestano la necessità di investire nella mobilità, ma sostengono una soluzione alternativa basata sugli autobus elettrici, ritenuta meno invasiva rispetto all’estensione dell’infrastruttura filoviaria. Al centro della protesta c’è soprattutto la richiesta di consentire ai cittadini di partecipare a una decisione destinata a incidere sulla viabilità urbana.
La vicenda ha origine il 28 maggio 2025, quando la giunta comunale approvò gli atti tecnici e amministrativi necessari a candidare il progetto al finanziamento ministeriale. In seguito, il comitato raccolse 7.234 firme per chiedere un referendum abrogativo, senza però riuscire a portare la consultazione alle urne.
La commissione incaricata di valutare l’ammissibilità del quesito sollevò una questione normativa. Il regolamento comunale consentiva di sottoporre a referendum anche gli atti della giunta, mentre lo Statuto, secondo l’interpretazione degli uffici, limitava questa possibilità alle deliberazioni del Consiglio comunale.
Il 15 dicembre 2025 la commissione rimise la questione all’assemblea cittadina. Successivamente, il parere del segretario generale del 5 febbraio 2026 evidenziò il contrasto tra le disposizioni. Il 18 febbraio il Consiglio comunale modificò il regolamento, eliminando la possibilità di indire referendum abrogativi sugli atti della giunta e del sindaco.
Il 24 febbraio la commissione dichiarò inammissibile il quesito referendario. Tra le motivazioni figuravano la natura dell’atto contestato, l’incertezza sull’effettiva concessione dei finanziamenti e la formulazione della domanda, ritenuta non pienamente corrispondente al contenuto della deliberazione. Quest’ultima riguardava, infatti, un insieme più ampio di interventi infrastrutturali e non soltanto l’estensione della filovia.
Il comitato ha quindi presentato un primo ricorso al Tar, notificato il 22 aprile, chiedendo l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della deliberazione consiliare del 18 febbraio e degli altri atti collegati.
Nel frattempo, alcuni consiglieri di minoranza avevano tentato una strada alternativa, presentando una proposta di consultazione popolare sul progetto. Anche questa iniziativa è stata respinta dal Consiglio comunale il 27 maggio, sulla base dei pareri negativi di regolarità tecnica e contabile.
Da qui è nato il secondo ricorso, notificato il 21 settembre, con cui viene chiesto l’annullamento della deliberazione di rigetto e degli atti connessi.
I due procedimenti riguardano altrettanti tentativi di sottoporre il progetto al giudizio dei cittadini. Per affrontarli, il Comune ha scelto un unico legale esterno. L’avvocato Francesco Romano ha applicato una riduzione del 30% agli onorari, considerata la parziale sovrapposizione delle controversie.
L’amministrazione intende difendere la legittimità delle decisioni adottate, mentre il comitato rivendica il diritto alla partecipazione democratica e la possibilità di valutare soluzioni tecnologiche alternative per il trasporto pubblico.
La protesta si inserisce in un dibattito più ampio sull’utilizzo dei mezzi pubblici e sulla necessità di ridurre la dipendenza dall’automobile privata. Secondo il comitato, gli investimenti infrastrutturali dovrebbero essere accompagnati da iniziative capaci di favorire un cambiamento culturale e incentivare i cittadini a scegliere il trasporto collettivo.
La contestazione resta però concentrata soprattutto sul mancato coinvolgimento della popolazione. Le oltre settemila firme raccolte rappresentano, per i promotori, la richiesta di poter intervenire direttamente su una scelta che riguarda il futuro della città.
I ricorsi non comportano automaticamente uno stop all’iter del finanziamento ministeriale, ma aggiungono un nuovo elemento di incertezza a una partita già complessa. Da una parte c’è il Comune, intenzionato a ottenere le risorse necessarie per ampliare e modernizzare il servizio; dall’altra, un gruppo di cittadini che chiede di valutare alternative e di poter partecipare alla decisione.
La questione supera ormai il confronto tra filobus e autobus elettrici. Al Tar si discuterà soprattutto della legittimità degli atti amministrativi che hanno bloccato le due iniziative di consultazione popolare.
La decisione dei giudici chiarirà quali siano i limiti degli strumenti di democrazia diretta e fino a che punto i cittadini possano intervenire sulle scelte dell’amministrazione. Mentre prosegue il confronto con il Ministero per il finanziamento, la parola passa dunque alla giustizia amministrativa.
Seguici su
Aggiungi leccetomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.