Offese social a Poli Bortone, la difesa chiede di riaprire le indagini

Dopo i commenti pubblicati sui social in seguito al furto nell'abitazione della sindaca di Lecce, la legale Francesca Conte si oppone all'archiviazione e sollecita nuovi accertamenti per individuare gli autori dei messaggi

La vicenda dei commenti offensivi rivolti alla sindaca Adriana Poli Bortone dopo il furto nella sua abitazione approda a una nuova fase giudiziaria. L’avvocata Francesca Conte, che assiste la prima cittadina, ha depositato un’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, chiedendo al giudice per le indagini preliminari di disporre ulteriori accertamenti.

Al centro dell’iniziativa legale ci sono due questioni: la valutazione della rilevanza penale delle espressioni pubblicate sui social network e la mancata esecuzione, secondo la difesa, di verifiche tecniche potenzialmente utili a risalire all’identità degli utenti coinvolti.

Le contestazioni della difesa alla richiesta di archiviazione

L’opposizione presentata dalla legale mette in discussione l’interpretazione adottata dalla Procura in materia di diritto di critica e libertà di espressione. Secondo la posizione sostenuta nell’atto, alcune delle frasi indirizzate alla sindaca non sarebbero riconducibili a una legittima manifestazione di dissenso politico, ma assumerebbero un carattere direttamente offensivo nei confronti della persona.

La difesa ritiene inoltre che il procedimento non debba concludersi senza aver prima tentato di individuare gli autori dei messaggi contestati.

Per questo viene richiesto un supplemento di indagini, con particolare attenzione agli accertamenti informatici necessari a identificare gli indirizzi IP associati ai profili dai quali sarebbero stati pubblicati i commenti.

A sostegno dell’istanza è stata prodotta anche una consulenza tecnica informatica, contenente la documentazione relativa all’acquisizione dei messaggi e gli elementi identificativi degli account interessati.

Il furto nell’abitazione della sindaca e le reazioni sui social

L’origine della controversia risale alla scorsa estate, quando la notizia di un furto commesso nell’abitazione di Adriana Poli Bortone aveva suscitato numerose reazioni sulle piattaforme social.

Accanto ai commenti sulla vicenda erano comparsi messaggi dal contenuto particolarmente duro, alcuni dei quali avevano spinto la sindaca a rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Tra le espressioni riportate nella denuncia figuravano “Tra ladri non ci si tocca” e “Hanno fatto bene”, frasi considerate dalla parte denunciante lesive della reputazione e della dignità personale.

L’esposto aveva riguardato circa settanta utenti, individuati attraverso i profili utilizzati per intervenire nelle discussioni online.

La posizione della Procura sulla libertà di critica

La valutazione della Procura era stata differente. Con un provvedimento richiesto il 6 ottobre, la pubblico ministero Roberta Di Filippo aveva concluso per l’assenza delle condizioni necessarie a proseguire l’azione penale, proponendo l’archiviazione del procedimento.

Nell’analisi del caso era stato attribuito rilievo alle caratteristiche della comunicazione sui social network, ambienti nei quali l’immediatezza delle interazioni e la facilità di pubblicazione possono contribuire a ridurre la percezione delle responsabilità individuali.

Un altro elemento considerato riguardava il ruolo istituzionale della destinataria dei commenti. Per gli esponenti politici, infatti, il diritto di critica può trovare spazi più ampi, in ragione dell’esposizione pubblica connessa alle funzioni esercitate.

Proprio questa lettura viene ora contestata dalla difesa, secondo cui il contesto digitale e la posizione pubblica della persona coinvolta non possono giustificare indiscriminatamente qualsiasi espressione.

Il confine tra dissenso politico e attacco personale

Uno dei punti centrali dell’opposizione riguarda la distinzione tra critica politica legittima e offesa personale.

La legale della sindaca richiama diversi orientamenti della Corte di Cassazione, comprese pronunce del 2026, per sostenere che la tutela della libertà di espressione non sia illimitata.

Secondo l’impostazione difensiva, il diritto di critica deve mantenere un collegamento con fatti, comportamenti o decisioni di interesse pubblico. Quando invece le parole utilizzate si trasformano in attacchi rivolti esclusivamente alla sfera personale, senza un effettivo contenuto di confronto politico, la loro valutazione giuridica può cambiare.

La questione assume particolare rilievo nel caso in esame, perché i messaggi contestati erano comparsi in relazione a un episodio di criminalità subito dalla sindaca nella propria abitazione, e non a una specifica scelta amministrativa.

La decisione passa al giudice per le indagini preliminari

Con il deposito dell’opposizione, la difesa punta a ottenere una nuova valutazione del materiale raccolto e l’esecuzione degli approfondimenti investigativi ritenuti necessari.

Sarà ora il giudice per le indagini preliminari a esaminare le argomentazioni delle parti e a stabilire se accogliere la richiesta di archiviazione oppure disporre ulteriori indagini.

La vicenda pone nuovamente al centro del dibattito il rapporto tra libertà di manifestazione del pensiero, responsabilità individuale e tutela della reputazione nell’ambiente digitale.

Un equilibrio particolarmente delicato quando le discussioni coinvolgono rappresentanti delle istituzioni, chiamati a confrontarsi con il dissenso pubblico, ma comunque titolari del diritto alla tutela della propria dignità personale.

Redazione

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