I resti umani di 28mila anni fa in mostra al MuSA: a Lecce la sepoltura della Grotta delle Veneri

Giovedì 5 novembre l'inaugurazione della nuova sezione espositiva. Il percorso multimediale ricostruisce la vita di una coppia del Paleolitico superiore. L'evento dedicato alla memoria dei docenti Ingravallo e De Grossi Mazzorin.

Un viaggio a ritroso nel tempo fino a 28.000 anni fa, per riscoprire le radici più profonde della presenza umana nel Salento. I resti della sepoltura gravettiana (risalente al Paleolitico superiore) rinvenuti nella Grotta delle Veneri di Parabita entrano ufficialmente a far parte del percorso del Museo Storico-Archeologico dell’Università del Salento. La nuova e attesa sezione espositiva del MuSA sarà inaugurata giovedì 5 novembre alle ore 17:30 nella sede leccese di via di Valesio 3, aggiungendo un tassello fondamentale al percorso di valorizzazione del patrimonio archeologico e storico del territorio.

Dalla scoperta al nuovo allestimento multimediale

I preziosi resti, scoperti nel 1968 dal professor Giuliano Cremonesi e affidati al Museo dal Ministero della Cultura, sono stati oggetto nel 2020 di un accurato riesame da parte di un nutrito gruppo di ricercatori dell’Ateneo. Da quel lavoro accademico è nato l’innovativo progetto di musealizzazione curato dal compianto professor Jacopo De Grossi Mazzorin e dalla direttrice del MuSA, Grazia Maria Signore. L’allestimento unisce rigore e nuove tecnologie: un’illustrazione scientifica di Alberto Gennari ricostruisce l’inumazione, mentre al centro della sala campeggia la teca con i frammenti posizionati anatomicamente. Nelle vetrine è esposto il corredo, inclusi i denti di cervo impastati nell’ocra, interpretati come parte di una cuffia indossata dalla donna. L’esperienza è arricchita da QR code per approfondimenti bilingui e da un docu-video con l’animazione 3D degli scheletri curata dal Laboratorio 3D UniSalento.

Le sfide scientifiche e la dedica speciale

«La progettazione dell’allestimento ha dovuto misurarsi con significative sfide scientifiche e allestitive, determinate in primis dall’alto grado di frammentarietà dei resti scheletrici», ha spiegato la direttrice Signore. «L’intento primario è stato dunque quello di narrare la storia di questa coppia di cacciatori raccoglitori nel modo più esaustivo e accessibile, muovendo rigorosamente dalle evidenze emerse nel riesame del 2020». All’inaugurazione interverranno i vertici accademici e istituzionali, tra cui la rettrice Maria Antonietta Aiello e il soprintendente Antonio Zunno, oltre agli studiosi coinvolti nel progetto. La cerimonia rappresenterà anche un momento di profonda commozione: l’evento è infatti intitolato alla memoria della professoressa Elettra Ingravallo, coordinatrice del riesame dei materiali, e del professor Jacopo De Grossi Mazzorin, la cui visione ha concepito l’opera espositiva.

Redazione

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