Un ragazzo di 2000 anni fa: l’eccezionale scoperta dell’UniSalento in mostra all’Ara Pacis

Il reperto, rinvenuto in Egitto dalla missione archeologica guidata da Paola Davoli, è un rarissimo pannello in legno dipinto. L'esposizione a Roma dal 5 novembre al fianco di capolavori mondiali.

Tra le oltre 110 opere dell’esposizione internazionale “Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum”, brilla un pezzo di storia riportato alla luce dai ricercatori leccesi. A partire dal 5 novembre e fino al 2 maggio 2027, il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospiterà infatti uno straordinario reperto scoperto dalla missione archeologica dell’Università del Salento, guidata dalla professoressa Paola Davoli, nell’antico insediamento templare di Soknopaiou Nesos in Egitto. L’evento rappresenta una vetrina di assoluto prestigio, che dà ulteriore risalto alle scoperte archeologiche e all’impegno accademico dell’Ateneo salentino.

Il ritratto del giovane e il rito di passaggio

Arrivato nella Capitale grazie al prestito concesso dal Supreme Council of Antiquities egiziano, l’oggetto rappresenta un unicum nel panorama archeologico. Si tratta di una tavola in legno alta poco più di 32 centimetri (in origine lo sportello di un piccolo mobile), stuccata e dipinta a tempera, che ritrae un ragazzo dal volto delicato, avvolto in un mantello bianco. Il dettaglio cruciale è l’acconciatura con un codino dietro l’orecchio destro, tipica dei bambini sotto i quattordici anni: nell’Egitto romano, il taglio di questa treccia segnava il passaggio all’adolescenza durante la festa della mallokouria. A differenza dei celebri ritratti del Fayum, destinati a coprire il volto dei defunti, questo pannello fu concepito per accompagnare la vita quotidiana all’interno del santuario, sfuggendo miracolosamente ai saccheggiatori clandestini che lo avevano nascosto.

L’orgoglio del team e il valore della ricerca

La mostra, curata da Claudio Parisi Presicce e Laura Petacco, riunisce reperti concessi per la prima volta in prestito dall’Egitto, oltre a opere provenienti dal Louvre, dal Metropolitan, dal Getty Museum e da altre prestigiose istituzioni. Un contesto d’eccellenza che esalta il lavoro della squadra universitaria leccese: «Vedere questo ragazzo accanto ai capolavori del Louvre, del Getty e del Museo Egizio del Cairo è per noi un’emozione e insieme una responsabilità – dichiara la professoressa Paola Davoli -. I ritratti del Fayum ci hanno abituati a volti legati alla memoria dei defunti. Il nostro pannello racconta invece un momento di vita: probabilmente una festa, un rito di passaggio, una famiglia che celebra la crescita di un figlio. È la dimostrazione che lo scavo archeologico non è mai finito e che ogni campagna può ancora cambiare ciò che pensiamo di sapere su un’epoca. Questo risultato appartiene a una squadra: ricercatrici, ricercatori e studenti che negli anni hanno lavorato con noi nel deserto del Fayum, insieme ai colleghi egiziani che custodiscono e tutelano questo patrimonio».

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