L’incendio divampato il 1° novembre nell’impianto di biostabilizzazione e trattamento meccanico biologico del polo dei rifiuti di Burgesi, a Ugento, ha riacceso le preoccupazioni sulla sicurezza dell’intero complesso, riportandolo al centro del dibattito ambientale nel Capo di Leuca. L’episodio ha spinto il Comitato “No Burgesi”, presieduto dal dottor Antonio Nuzzo, a sollecitare la Regione Puglia affinché respinga l’istanza di sopraelevazione e ampliamento attualmente al vaglio del procedimento autorizzatorio PAUR-VIA.
Secondo l’associazione, l’incendio deve essere valutato alla luce della complessità di un sito che ospita milioni di metri cubi di rifiuti, distribuiti tra l’impianto TMB e due distinte discariche. Il Comitato richiama anche il precedente rogo che, lo scorso agosto, ha interessato il centro rifiuti di Lequile, evidenziando i rischi legati a una possibile combustione sotterranea. Un incendio non domato tempestivamente, infatti, potrebbe propagarsi dal TMB al corpo della discarica, innescando una combustione profonda, difficile da estinguere e potenzialmente in grado di protrarsi per settimane. Le conseguenze potrebbero tradursi nella dispersione di emissioni tossiche, con gravi ripercussioni sui centri abitati e sui terreni agricoli circostanti.
A rendere il quadro ancora più critico è la vulnerabilità del territorio carsico salentino. L’impiego di ingenti quantità d’acqua per spegnere eventuali incendi, unito al possibile deterioramento delle guaine protettive, potrebbe favorire il passaggio di ceneri e sostanze inquinanti nella falda acquifera sottostante, con conseguenze potenzialmente rilevanti per l’ambiente e la salute pubblica.
Alla luce di queste criticità, il Comitato giudica la proposta di aumentare le altezze e le volumetrie della discarica «inadeguata, anacronistica e tecnicamente insostenibile». Secondo l’associazione, un ulteriore accumulo di rifiuti aggraverebbe il carico sulle strutture, renderebbe più complessa la gestione del biogas e ostacolerebbe l’accessibilità dei mezzi di soccorso, complicando le operazioni di contenimento e spegnimento in caso di emergenza.
Per superare l’attuale gestione frammentata del sito, il Comitato “No Burgesi” propone un cambio di paradigma basato su prevenzione, sorveglianza e bonifica. Tra le principali richieste rivolte agli enti competenti figurano l’istituzione di una Consulta ambientale intercomunale, per garantire il coinvolgimento diretto dei Comuni nelle decisioni sul territorio, e l’avvio di un piano di bonifica permanente, sostenuto da risorse certe e accompagnato da scadenze vincolanti.
L’associazione sollecita inoltre il potenziamento dei presidi antincendio e dei sistemi di captazione del biogas, insieme all’attivazione di un monitoraggio continuo e trasparente delle acque e delle emissioni in atmosfera. I dati dovrebbero essere resi pubblicamente accessibili, così da garantire un controllo effettivo e una maggiore informazione ai cittadini.
La richiesta finale è rivolta alla Regione Puglia e agli enti coinvolti nel procedimento PAUR-VIA: respingere il progetto di sopraelevazione e puntare sulla messa in sicurezza e sulla bonifica dell’intero polo. Per il Comitato, il tempo delle proroghe e dei progetti di espansione deve lasciare spazio a interventi concreti per la tutela della salute e la sicurezza ambientale del Capo di Leuca.
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