Lecce, al via il processo per i maltrattamenti su Roberta Bertacchi

La giovane fu trovata morta sul balcone della sua abitazione a Casarano il 6 gennaio 2024. La famiglia si oppone all’archiviazione per suicidio e chiede di fare piena luce sugli ultimi mesi di vita della ragazza.

È iniziato davanti al giudice monocratico Valeria Fedele il processo a carico di Davide Falcone, 36 anni, accusato di maltrattamenti aggravati nei confronti della fidanzata Roberta Bertacchi. La giovane, originaria di Casarano, fu trovata morta la mattina del 6 gennaio 2024, impiccata alla ringhiera del balcone della propria abitazione.

L’imputato, attualmente agli arresti domiciliari nell’ambito di un altro procedimento, era assente alla prima udienza. A costituirsi parte civile è stata la madre della vittima, Marina Bonomo, la quale sostiene che la figlia avrebbe subito violenze e vessazioni per circa un mese e mezzo, vivendo in una condizione di forte paura che le avrebbe impedito di allontanarsi dalla relazione.

Il procedimento è stato aggiornato al 3 marzo, data in cui è previsto l’ascolto dei primi testimoni chiamati a deporre sui fatti contestati.

Parallelamente al processo per maltrattamenti, restano aperte le indagini per fare luce sulle circostanze del decesso. La svolta è arrivata nel maggio scorso, quando il giudice per le indagini preliminari di Lecce ha accolto l’opposizione della famiglia all’archiviazione dell’ipotesi di suicidio, inizialmente formulata dalla Procura.

Nel quadro dei nuovi accertamenti disposti per chiarire la dinamica dei fatti, l’inchiesta ha registrato passaggi tecnici rilevanti:

  • Riesumazione della salma: Effettuata lo scorso 20 ottobre, ha permesso di recuperare gli stivali neri indossati da Roberta per confrontarli con le impronte rinvenute in casa.

  • Ricostruzione tridimensionale: Realizzata dai carabinieri del Ris di Roma, punta a mappare i movimenti compiuti dalla giovane all’interno dell’appartamento.

  • Analisi delle tracce: Gli investigatori stanno verificando la compatibilità delle impronte rilevate nell’abitazione — all’epoca individuate in sole due unità e non vicine al balcone — con la dinamica della caduta.

Il processo per maltrattamenti e l’inchiesta bis sulla morte di Roberta procedono su binari separati ma complementari, entrambi mirati a dissipare i dubbi sollevati dai familiari sugli ultimi giorni di vita della ragazza. L’udienza del prossimo 3 marzo e i riscontri tecnici dei Ris rappresentano i prossimi nodi cruciali per l’accertamento della verità.

Redazione

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