Condannato per la morte della moglie, il 21 gennaio si apre l’appello per Albano Galati

L’uomo, 58 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’uccisione di Aneta Katarzyna Danelczyk. La difesa torna a contestare alcuni aspetti della sentenza di primo grado

tribunale

Si aprirà il prossimo 21 gennaio il processo d’appello per Albano Galati, il 58enne di Taurisano condannato all’ergastolo, con sei mesi di isolamento diurno, per l’omicidio della moglie Aneta Katarzyna Danelczyk, 50 anni, originaria della Polonia.

La donna era stata uccisa il 16 marzo 2024 con venticinque coltellate. Durante l’aggressione era rimasta ferita anche una vicina di casa, intervenuta nel tentativo di soccorrerla.

Gli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto riproporranno in appello alcune delle questioni già sollevate nel primo processo. Al centro c’è soprattutto il tema dell’amnesia, ritenuta dalla difesa autentica e meritevole di considerazione nella valutazione complessiva dei fatti.

Puce aveva inoltre descritto Galati come un “reietto” e non come un “mostro”, sottolineando la necessità di valutare la sua condizione al momento dell’aggressione.

Micaletto aveva invece contestato l’aggravante della minorata difesa, sostenendo che Aneta fosse inizialmente riuscita a fuggire e che, quindi, non fosse completamente incapace di reagire. La difesa aveva chiesto anche di riqualificare in lesioni l’aggressione alla vicina: richiesta già accolta in primo grado.

Nelle motivazioni della sentenza, emessa il 23 aprile dalla Corte d’Assise di Lecce, i giudici avevano definito quella di Galati una “sequenza coerente e ininterrotta”.

Secondo la Corte, dopo aver inseguito la moglie all’interno dell’abitazione della vicina, l’uomo avrebbe continuato ad accanirsi su di lei anche quando era ormai inerme. Successivamente si sarebbe orientato nello spazio, fermato in un bar per bere un whisky e infine costituito.

Una condotta che, secondo i giudici, risultava incompatibile con uno stato di automatismo psichico o di obnubilamento della coscienza. Nelle motivazioni, il movente veniva ricondotto a una dinamica di “dominio e disprezzo”, anziché a una patologia psichiatrica.

La Corte non aveva riconosciuto attenuanti, richiamando la “violenza spietata e inaudita” dell’aggressione e ritenendo che, anche durante il processo, fosse emersa più autocommiserazione che reale pentimento.

Quanto alla minorata difesa, i giudici avevano evidenziato la disabilità al 100% di Aneta, che ne comprometteva la deambulazione, ritenendo che Galati avesse sfruttato tale condizione durante l’inseguimento.

Nel processo d’appello saranno presenti anche i figli della coppia, assistiti dall’avvocata Francesca Conte, e la vicina di casa ferita, rappresentata dall’avvocato Roberto Bray.

Il 21 gennaio si aprirà dunque un nuovo capitolo giudiziario della vicenda, con la difesa chiamata a sottoporre alla Corte d’Appello le proprie contestazioni sulla ricostruzione e sulla qualificazione giuridica dei fatti.

Redazione

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