Xylella, 300 milioni per far rinascere gli ulivi e il paesaggio pugliese

Il Piano straordinario punta a ricostruire l’olivicoltura nelle aree devastate dal batterio. Reimpianti, sostegno alle imprese, tutela degli alberi monumentali e ricerca al centro degli interventi

Trecento milioni di euro per ricostruire l’agricoltura nei territori pugliesi segnati dalla Xylella, dove la diffusione del batterio ha modificato profondamente non soltanto il sistema produttivo, ma anche un paesaggio modellato per secoli dalla presenza degli ulivi.

È questa la dotazione del Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, avviato nel 2020 e ancora in fase di attuazione. L’obiettivo è accompagnare la ripartenza delle aree colpite attraverso una strategia che non si limita alla sostituzione degli alberi perduti, ma coinvolge aziende, filiere produttive, ricerca e territorio.

REIMPIANTI E NUOVE COLTURE PER RIPARTIRE

Finanziato attraverso il Fondo per lo sviluppo e la coesione, il programma comprende complessivamente 14 misure. Una parte centrale degli interventi riguarda il ritorno dell’olivicoltura nelle zone infette, attraverso l’impiego di cultivar resistenti o tolleranti alla Xylella.

Accanto alla ricostituzione degli oliveti, il Piano contempla anche la possibilità di orientare i terreni verso coltivazioni differenti, offrendo così alle imprese agricole un’alternativa per recuperare produttività e prospettive economiche.

Gli interventi comprendono inoltre la rimozione delle piante ormai disseccate, insieme alle iniziative destinate alla salvaguardia degli ulivi secolari e monumentali. Una particolare attenzione è riservata alle aziende agricole che hanno subito le conseguenze economiche dell’emergenza fitosanitaria.

NON SOLO AGRICOLTORI: SOSTEGNO ALL’INTERA FILIERA

La ricostruzione, tuttavia, non può fermarsi ai campi. La crisi degli oliveti ha avuto ripercussioni sull’intera economia collegata alla produzione olearia. Per questo gli strumenti previsti interessano anche frantoi, vivai e altri operatori della filiera.

Tra gli interventi figurano contratti di filiera e di distretto, misure rivolte alla diversificazione dell’economia rurale e iniziative per favorire l’accorpamento dei terreni.

L’obiettivo è creare le condizioni affinché la rigenerazione agricola proceda insieme a quella economica, evitando che la perdita degli oliveti si trasformi in un progressivo abbandono delle campagne.

RICERCA E MONITORAGGIO CONTRO LA XYLELLA

Un altro fronte riguarda la conoscenza scientifica del fenomeno. Ricerca, sperimentazione, diagnostica e monitoraggio rientrano infatti tra gli ambiti finanziati dal Piano.

Le risorse coinvolgono anche i laboratori pubblici e le attività finalizzate a migliorare la capacità di individuare e contenere la diffusione del batterio, oltre allo sviluppo di nuove strategie per affrontare un’emergenza che ha già lasciato conseguenze profonde sul territorio pugliese.

NEL 2026 IL PROGRAMMA PROSEGUE

A sei anni dall’avvio del Piano, nel 2026 gli interventi risultano ancora in corso. Tra le iniziative previste figurano ulteriori sostegni economici destinati ai reimpianti nelle zone infette, risorse per la conservazione degli esemplari monumentali e attività di informazione.

Il risultato del programma, tuttavia, potrà essere valutato pienamente soltanto nel tempo. La questione non riguarda infatti esclusivamente il numero di alberi reimpiantati o gli ettari nuovamente messi a coltura.

La sfida è più ampia: ricostruire un sistema agricolo capace di produrre reddito e, contemporaneamente, restituire identità a un territorio trasformato dalla Xylella. Nel Salento la rigenerazione degli oliveti rappresenta così anche una prova decisiva per il futuro del paesaggio rurale.

Redazione

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