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Il principio di incendio verificatosi domenica 1° novembre all’interno dell’impianto di trattamento dei rifiuti ha riacceso le preoccupazioni del comitato No Burgesi, che torna a chiedere lo stop al progetto di sopraelevazione della discarica attualmente al vaglio della Regione Puglia.
Al centro della contestazione c’è l’ipotesi di aumentare la capacità del sito, attraverso un intervento sottoposto al procedimento autorizzativo Paur-Via. Si tratta del provvedimento autorizzatorio unico regionale, che comprende la valutazione di impatto ambientale e gli ulteriori titoli necessari per consentire la realizzazione dell’opera.
Per il comitato, quanto accaduto rappresenterebbe un’ulteriore dimostrazione delle criticità di un polo nel quale si concentrano già diverse strutture dedicate alla gestione dei rifiuti. La richiesta rivolta agli enti competenti è quella di abbandonare definitivamente qualsiasi progetto di espansione e concentrare le risorse sulla sicurezza ambientale.
L’episodio si è verificato intorno alle 13 di domenica 1° novembre, quando le fiamme hanno interessato una cella di stabilizzazione dell’impianto di trattamento meccanico-biologico (Tmb), gestito dalla società Progetto Ambiente.
L’allarme ha fatto scattare l’intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Tricase e dei carabinieri, arrivati sul posto per gestire l’emergenza e verificare la situazione. Il rogo è stato circoscritto dai soccorritori, evitando che le fiamme potessero estendersi ulteriormente all’interno della struttura.
Al momento dell’episodio, tuttavia, non risultavano ancora accertate le cause che avevano provocato l’incendio. Saranno gli eventuali approfondimenti degli organi competenti a chiarire l’origine del principio di combustione.
La struttura interessata dall’emergenza fa parte di un complesso più ampio, nel quale, oltre all’impianto Tmb, sono presenti due discariche realizzate nel corso degli anni. Una concentrazione di infrastrutture che, secondo il comitato No Burgesi, renderebbe necessario mantenere elevati standard di sicurezza e prevenzione.
La preoccupazione espressa dagli ambientalisti non riguarda soltanto l’episodio verificatosi nell’impianto, ma soprattutto le possibili conseguenze di eventuali emergenze più estese. Uno degli scenari evidenziati riguarda la possibilità che un incendio possa raggiungere le discariche presenti nel polo. In circostanze simili, secondo le preoccupazioni manifestate dal comitato, potrebbero svilupparsi fenomeni di combustione sotterranea particolarmente complessi da gestire e spegnere.
Le conseguenze potenziali interesserebbero anche le matrici ambientali circostanti. La qualità dell’aria e la falda acquifera rappresentano, infatti, due degli elementi maggiormente richiamati nella denuncia degli ambientalisti, che chiedono controlli più approfonditi e misure preventive adeguate alla complessità dell’impianto.
Tra gli aspetti considerati più delicati figura anche la gestione del biogas, elemento che richiede sistemi di captazione e controllo efficienti per limitare i rischi associati alla presenza dei rifiuti. A questo si aggiungerebbero le difficoltà operative che potrebbero emergere durante eventuali interventi di spegnimento, soprattutto in presenza di quantitativi maggiori di materiale stoccato.
Per queste ragioni, il comitato sollecita la Regione Puglia a respingere il progetto nell’ambito della procedura autorizzativa in corso, evitando che il sito possa essere ulteriormente ampliato.
Accanto alla richiesta di bloccare la sopraelevazione, No Burgesi propone un nuovo modello di partecipazione istituzionale per affrontare le questioni ambientali legate al polo. La proposta consiste nella creazione di una Consulta ambientale intercomunale, uno strumento che dovrebbe garantire il coinvolgimento continuativo delle amministrazioni locali nelle decisioni riguardanti il futuro dell’area. L’obiettivo sarebbe quello di assicurare ai Comuni del comprensorio un ruolo stabile nelle attività di pianificazione, controllo e indirizzo, superando una gestione che, secondo il comitato, dovrebbe necessariamente coinvolgere in maniera più diretta i territori interessati.
Un altro punto centrale della proposta riguarda il rafforzamento delle attività di controllo ambientale. Il comitato chiede, in particolare, un monitoraggio straordinario della falda acquifera e delle emissioni in atmosfera, affinché sia possibile verificare con maggiore attenzione le condizioni ambientali dell’area.
Tra le misure sollecitate figurano inoltre il potenziamento degli impianti antincendio e il miglioramento dei sistemi destinati alla captazione del biogas. Interventi che, nella prospettiva indicata dagli ambientalisti, dovrebbero contribuire a ridurre le criticità e a garantire maggiori livelli di protezione per il territorio.
La posizione del comitato è stata ribadita anche attraverso un messaggio rivolto direttamente alle istituzioni regionali e agli enti coinvolti nella procedura autorizzativa.
La richiesta, dunque, non si limita alla bocciatura dell’attuale progetto di sopraelevazione, ma punta a ridefinire le strategie di gestione del polo dei rifiuti. Per il comitato, la tutela della salute pubblica e dell’ambiente nel Capo di Leuca deve passare attraverso interventi di risanamento, controlli costanti e un maggiore coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni che interessano il territorio.
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