Sulle coste delle Cesine spunta un antico porto: la clamorosa scoperta archeologica a Vernole

Gli scavi dell'UniSalento svelano un insediamento marittimo e produttivo risalente all'età augustea, antecedente al molo di Adriano. Il plauso delle istituzioni e il ricco programma di iniziative per scoprire il sito.

Prima ancora che l’imperatore Adriano facesse edificare il celebre molo di San Cataldo, sulla costa salentina c’era già un florido e attrezzato scalo marittimo. Le acque e le terre della Riserva delle Cesine, in località San Giovanni nel territorio di Vernole, hanno restituito i resti di un antico porto e di un annesso impianto produttivo, presumibilmente destinato alla lavorazione del vino. È il quadro affascinante emerso dalla campagna archeologica 2026, i cui risultati sono stati presentati questa mattina a Lecce presso la sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Le indagini, che accendono nuovi riflettori sulla millenaria storia marittima e commerciale del territorio salentino, sono state condotte a terra e in mare dal Gruppo ArcheoSub dell’Università del Salento con il supporto del CNR di Lecce.

Le indagini: un approdo strategico di età augustea

Sotto la direzione scientifica della professoressa Rita Auriemma, nello specchio d’acqua antistante l’Edificio Idrovoro è stato indagato un settore di un complesso portuale di età augustea (I sec. a.C. – I sec. d.C.), permettendo di precisarne l’antica tecnica edilizia. Sulla terraferma, il contestuale ampliamento degli scavi ha confermato la vocazione produttiva dell’insediamento. Gli archeologi ipotizzano un impianto per la trasformazione dei frutti dell’entroterra (vino e forse olio), strategicamente posizionato a ridosso del mare per consentire l’immediato imbarco delle merci su navi dirette a Brindisi o impegnate in rotte commerciali più lunghe.

Il commento e l’entusiasmo delle istituzioni

La valenza della scoperta unisce enti e studiosi. «Abbiamo accolto con piacere la presentazione dei risultati degli scavi archeologici condotti dalla professoressa Auriemma nel sito delle Cesine nell’ambito del ciclo “Conferenze in SABAP: Archeologia, Architettura e Paesaggio” – ha detto il soprintendente Antonio Zunno -. Il ciclo dedica spazio alle ricerche archeologiche svolte sul territorio e alla condivisione dei risultati raggiunti, offrendo occasioni di approfondimento e confronto tra istituzioni, studiosi e comunità. L’incontro di oggi si inserisce in questo percorso, contribuendo a diffondere la conoscenza di un contesto particolarmente importante per la ricostruzione del paesaggio antico». Un orgoglio condiviso dal sindaco di Vernole, Mauro De Carlo: «Per la comunità di Vernole questi scavi sono una scoperta e insieme un’opportunità. Sapere che su questo tratto di costa, duemila anni fa, c’erano un porto e un luogo di lavoro ci restituisce una parte della nostra storia. L’impegno dell’Amministrazione è continuare ad accompagnare questo percorso perché il sito diventi un patrimonio da conoscere e da vivere, nel rispetto dell’ambiente straordinario della Riserva».

Ricerca, tutela del paesaggio e condivisione

Il progetto mira a una valorizzazione corale dell’intera area. «Stiamo ricostruendo un paesaggio, più che singole strutture – ha sottolineato la professoressa Auriemma -. Il porto e l’impianto produttivo ci parlano di un sistema economico che legava le campagne alle rotte del mare. Per questo il nostro lavoro tiene insieme terra e acqua e non si ferma allo scavo. In questi mesi abbiamo aperto il cantiere ai cittadini con visite, archeowalking e attività di public archaeology: la ricerca ha senso se diventa conoscenza condivisa». Sulle dinamiche conservative è intervenuta la funzionaria archeologa Antonella Pansini: «Il sito delle Cesine, per la sua posizione lungo la costa e per il particolare contesto paesaggistico e ambientale in cui si inserisce, richiede la definizione di una strategia di tutela e conservazione condivisa, capace di considerare unitariamente il patrimonio archeologico e il paesaggio di cui è parte integrante. In questo percorso, l’approfondimento delle ricerche archeologiche riveste un ruolo fondamentale: comprendere pienamente il potenziale del sito e ricostruire l’evoluzione del paesaggio costituiscono il presupposto indispensabile per orientare le scelte di protezione dell’area. La conoscenza rappresenta, dunque, il punto di partenza per individuare interventi adeguati alle caratteristiche dei luoghi, attraverso un confronto tra Soprintendenza, Università, amministrazioni locali e comunità del territorio». Una visione sostenuta da Luigi De Luca, direttore del Polo biblio-museale di Lecce: «Gli scavi ai siti archeologici delle Cesine e la loro fruizione, con visite dedicate, sono parte di un più ampio programma di animazione territoriale che abbiamo intrapreso con il Dipartimento di Beni culturali. I paesaggi del territorio di Acaya, dalla costa al centro urbano, sono palinsesti stratificati dal ricchissimo potenziale storico e naturalistico, che meritano una cura particolare».

Gli eventi in programma: tavola rotonda e Archeowalking

La condivisione pubblica proseguirà nel pomeriggio di oggi alle 17:00 al Castello di Acaya con la presentazione del progetto “Acaya LandLivingLab” e una tavola rotonda sui futuri scenari di sviluppo sostenibile del territorio, moderata da Carla Petrachi. Domani, sabato 7 novembre, alle ore 10:00, tutti i cittadini potranno scoprire da vicino i resti archeologici partecipando a un “Archeowalking” sul sito (ritrovo all’Edificio Idrovoro), iniziativa che si intreccerà con la seconda edizione della giornata ecologica “PuliAmo la costa” promossa dalle associazioni ambientaliste (partecipazione gratuita previa prenotazione).

Redazione

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