Lecce, foto alle pazienti nei bagni Asl: ex operatore finisce a processo

Un 67enne di Cavallino dovrà rispondere di interferenze illecite nella vita privata e detenzione di materiale pornografico comprendente anche una minorenne. La Asl di Lecce si costituisce parte civile.

Tar

Un ex operatore socio sanitario di 67 anni, residente a Cavallino, è stato rinviato a giudizio nell’ambito di un’inchiesta su presunte riprese non autorizzate effettuate nei bagni di una struttura sanitaria della Asl di Lecce. L’uomo dovrà affrontare un processo per le accuse di interferenze illecite nella vita privata e detenzione di materiale pornografico comprendente anche soggetti minorenni.

La decisione è stata pronunciata dalla giudice per l’udienza preliminare Giulia Proto, del Tribunale di Lecce. Il dibattimento prenderà il via il 15 febbraio 2027, davanti al giudice Fabrizio Malagnino.

Nel procedimento sarà presente anche la Asl di Lecce, costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Alfredo Cacciapaglia.

L’indagine riguarda fatti che sarebbero avvenuti all’interno di una sede dei servizi per le dipendenze patologiche, dove il dipendente svolgeva mansioni di controllo durante gli accertamenti tossicologici sui pazienti.

Le accuse: fotografie e video durante gli esami tossicologici

Secondo la ricostruzione formulata dal pubblico ministero Alessandro Prontera, il 67enne avrebbe utilizzato impropriamente il sistema di videosorveglianza presente nei servizi igienici della struttura, acquisendo immagini di pazienti impegnate nella raccolta dei campioni di urina necessari agli esami.

Il dispositivo di controllo installato nei bagni del servizio sanitario ha una finalità specifica: verificare che il campione biologico provenga effettivamente dalla persona sottoposta all’accertamento, evitando eventuali sostituzioni con materiale introdotto dall’esterno.

Per gli inquirenti, tuttavia, l’operatore avrebbe oltrepassato i limiti delle proprie funzioni, utilizzando le immagini per finalità estranee alle procedure sanitarie.

L’ipotesi accusatoria si fonda anche sui risultati degli accertamenti informatici eseguiti sui dispositivi elettronici sequestrati durante le indagini.

La segnalazione del personale sanitario e l’intervento dei Nas

La vicenda è emersa in seguito a una denuncia presentata da medici e infermieri della struttura, dopo un episodio verificatosi il 25 agosto 2025.

In quella circostanza, una guardia giurata avrebbe notato il dipendente trattenersi a lungo davanti al monitor collegato alle telecamere di sorveglianza. Il comportamento aveva fatto sorgere il sospetto che l’uomo stesse registrando o fotografando le immagini provenienti dai bagni.

La segnalazione ha portato all’apertura di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce, con il supporto dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas).

Gli investigatori hanno quindi proceduto al sequestro del telefono cellulare e di altro materiale informatico nella disponibilità dell’indagato, per verificare l’eventuale presenza di registrazioni non autorizzate.

Nei dispositivi almeno 97 fotografie e un video di pazienti

Gli approfondimenti tecnici sono stati affidati all’ingegnere Silverio Greco, incaricato dal pubblico ministero di analizzare il contenuto dei dispositivi sequestrati.

Secondo quanto emerso dalla consulenza, sarebbero state individuate almeno 97 fotografie realizzate attraverso il telefono cellulare, oltre a un filmato che mostrerebbe pazienti inconsapevoli di essere riprese.

Tra i file recuperati figurerebbe inoltre un video riguardante una ragazza minorenne, il cui contenuto è stato ritenuto dagli investigatori di natura sessuale.

Si tratta di elementi che saranno oggetto di valutazione durante il processo, nel quale dovranno essere esaminate le risultanze delle indagini e le argomentazioni delle parti.

La difesa dell’ex dipendente: immagini per controllare i campioni

L’imputato, assistito dall’avvocato Giuseppe Talò, ha fornito una spiegazione differente rispetto alla ricostruzione accusatoria.

L’ex operatore ha sostenuto di avere difficoltà visive e di aver acquisito alcune immagini occasionalmente, con il solo obiettivo di osservare più chiaramente le operazioni di consegna dei campioni biologici e verificarne la regolarità.

Una versione che sarà sottoposta al vaglio del tribunale nel corso del dibattimento.

Il 67enne ha lasciato il servizio per pensionamento nei giorni successivi alla denuncia, interrompendo così il proprio rapporto lavorativo con la struttura sanitaria.

Processo al via nel febbraio 2027: Asl parte civile

Con il rinvio a giudizio, la vicenda entra ora nella fase dibattimentale. La prima udienza è fissata per il 15 febbraio 2027, quando il procedimento sarà esaminato davanti al giudice Fabrizio Malagnino.

La costituzione di parte civile della Asl di Lecce consentirà all’azienda sanitaria di partecipare al processo per tutelare i propri interessi rispetto ai fatti contestati.

Al centro del procedimento ci saranno la legittimità dell’acquisizione delle immagini, l’utilizzo del sistema di sorveglianza e la natura dei contenuti rinvenuti nei dispositivi elettronici.

Le responsabilità dell’ex dipendente dovranno essere accertate nel corso del processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

Redazione

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