Maxioperazione della Guardia di Finanza: sequestri per 37 milioni

Indagini e perquisizioni anche a Lecce nell’inchiesta che coinvolge 22 persone e un articolato sistema di frodi fiscali, somministrazione illecita di manodopera e riciclaggio.

guardia di finanza

Una maxioperazione della Guardia di Finanza ha portato a sequestri preventivi per circa 37 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Ravenna. Sono 22 le persone coinvolte, tra cui due professionisti, mentre le attività investigative hanno interessato diverse province italiane, compresa Lecce.

Al centro dell’indagine ci sarebbe un articolato sistema societario. Diverse imprese, formalmente attive nel settore delle costruzioni meccaniche, sarebbero state utilizzate principalmente come “serbatoi” di manodopera, mettendo a disposizione delle società realmente operative circa mille lavoratori, tra saldatori, carpentieri e manovali d’officina, molti dei quali di origine straniera.

Secondo gli investigatori, i lavoratori venivano assunti e licenziati in funzione delle commesse delle aziende beneficiarie, che disponevano delle strutture e dei mezzi necessari per svolgere concretamente le attività. Il sistema avrebbe consentito a queste ultime di ridurre i costi fiscali e di gestione del personale, evitando una serie di oneri legati ai rapporti di lavoro dipendente e il ricorso alle agenzie autorizzate.

Seguendo i flussi di denaro, l’indagine avrebbe poi fatto emergere un livello ulteriore dell’organizzazione, legato al riciclaggio delle somme incassate. Nelle province di Napoli e Bergamo sarebbero state individuate 155 società cartiere, utilizzate per emettere fatture per operazioni inesistenti per circa 130 milioni di euro.

Il denaro, dopo essere transitato attraverso diversi conti correnti, sarebbe stato successivamente restituito in contanti, con commissioni comprese tra il 14 e il 22 per cento. Un meccanismo riconducibile al cosiddetto “underground banking”, che avrebbe coinvolto circa 1.200 soggetti economici e consentito il trasferimento all’estero di oltre 80 milioni di euro in circa due anni.

Le società cartiere avrebbero inoltre compensato le imposte dovute attraverso circa 11 milioni di euro di crediti fiscali ritenuti fittizi.

Le perquisizioni hanno portato alla scoperta di un vero e proprio “ufficio finanziario”, dotato di server, computer, una macchina conta-banconote, oltre 100 smartphone e centinaia di carte di credito utilizzabili per il prelievo di denaro. Recuperati anche circa 250mila euro in contanti, oltre a gioielli, orologi di lusso, immobili e autovetture.

L’inchiesta ha coinvolto anche la Repubblica di San Marino. Grazie alla cooperazione giudiziaria con il Tribunale unico sammarinese è stato disposto il sequestro di circa 7,5 milioni di euro riconducibili a un indagato, già condannato per reati tributari, che avrebbe giustificato alcune disponibilità finanziarie come vincite al gioco.

Redazione

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